Sveglia, sono le tre del mattino.
Venti euro di tassì prepagato arranca scattoso sulla strada umida e
deserta, lento, lentissimo ogni sei o sette metri sterza a destra, si
rimette dritto e brusco sterza ancora, e dritto di nuovo, pronto a
sterzare ancora.
Non ci sono tombini da evitare, la strada è a tre corsie, vuota, il
braccio scatta e tira il volante, un nervo matto gli stira il piede
sul freno: vuole solo farmi morire, morire di niente: che morte fessa
e ingloriosa!
"si spense per niente"
Un loffio epitaffio e poi il nulla: l'importante è finire e qua
finisce che vomito.
Ballo come su una carrettera anche se siedo in mercedes, pago per
questo e anche per meno, dallo stomaco del vecchio giudatore rifluisce
un ingorgo rap, sterza, frena e si ricomincia: che strana la vita
degli esseri strani, quando non sei un batterio nel microscopio del
piccolo chimico.
Quattro di mattina e già il mio piccolo cuore è completo,
strapazzato, marinato nell'amaro Montenegro; sconosciuti malvagiamente
indifferenti mi separano dalla mia valigia: adesso il mio bagaglio
sono io.
Pressato in un bus, l'alba sorprende il mio riflesso, tra il ventre
sporco di un aereo e i vetri del terminal; oleoso impasto di capelli
unti, camicie ombrate e giacche scure infiorate di forfora.
Fiatone di vino e di dopobarba dolce da supermercato: se la morte
andasse in discoteca, svolterebbe l'after party in questo torpedone.
O vomito o muoio: nell'aria evolvono fraganze umane, sono
cinquecentesimo nella millefoglie di migranti, qualsiasi cosa faccio
sarà sbagliata.
Se nella vita basta avere una certezza, la mia è l'unica fuori posto.
Una troll con le extensions e un cappello sbilenco accompagna il suo
bambino o il suo amante, chi lo sa; prigionieri di un circo senza
pubblico pagante, il regista s'è arreso, corroso dalla colica per
troppa noia.
Siedo vicino ad un essere dal lungo naso a pippa, una ragazzina col
cazzo, magari un giovanottello con le tette; brutto, quale che sia il
suo sesso.
Davanti a me un cranio rasato a cresta, di fianco una matrioska dell'est
tra i venti e i sessanta, occhi e seni grandi, gonfi e vicini. Scrisse
una volta sul quaderno dell'amore "Hermano parlo solo il cirillico, ti
guardo passiva e una nuvola di borotalco m'inaridisce la patata;
chiudi gli occhi e prendi la mia mano tra le tue, anche se non capisci
il braille, intuirai il messaggio del mio dito medio alzato verso il
cielo"
Il pilota stringe una zampa di sedia barocca, la rivista di bordo ha
la stessa fotografia su tutte le pagine.
Incubo: popoli del mondo vi odio romanticamente.
Il dr. Jánky György per poco prezzo trapianta capelli, impianta
parrucche con micrograffette, allarga o riduce a volontà il volume dei
seni, liposuce e riposiziona ad ampia mano i tummy tucks. Ricuce
orecchie e tira le rughe, riempie il vuoto lasciato dai troppi
divorzi, dai figli, dai punti neri, dallo ionizzatore rotto in un
ufficio senza finestre, aumenta generoso le labbra col botox.
E riporta a simmetria le labbra superiori e inferiori, grandi e
piccole che siano.
Che bello vivere in un fisico democraticmente equalizzato; la giovane
hostess dai capelli argento mesciato marrone mi porge un vassoio colmo
di micromuffins, tutti uguali.
La costringono ad indossare un vestito blu dalle spalline a V, verdi:
sono rapito in un videoclip degli anni ottanta, un'attricetta polacca
ha rubato il mantello di Idargos per velare la sua bellezza giovane ma
non florida.
Il caffè non mi sveglia; gli occhi acquosi della giovane moglie
dell'orso guardano teneramente da sotto le sopracciglia a virgola il
capone del suo compagno; lo tiene per entrambe le orecchie, come una
enorme tazza di latte. Tante corn e nussun flakes. Grazie mie numi,
per avermi dato una testa grossa, una barba ispida e ricciuta, una
moglie affettuosa, e una pinzetta per fare manutenzione ai peli del
suo viso.
S'inabissarono nel mar Caspio, e la notizia fu tagliata dal
telegiornale delle otto per far spazio alla televendita di un robot da
cucina.
I parenti ricevettero novantanove dollari di idennizzo per ogni caro,
più un biglietto economy sola andata per la stessa destinazione e una
carta telefonica con venti SMS gratuiti.
Perché la vita ha un valore, e l'uomo davvero amato dalla fortuna
arriva a conoscrlo quando è già morto.
/Ant