martedì, dicembre 09, 2008

indo nordic

semiaddormentato l'ultima cosa che ricordo è una pubblicità di un
negozio chiamato "indo nordic" che vende anelli d'oro e monogrammi a
ciondolo con tutte le lettere dell'alfabeto eccetto quella del mio
nome; una voce di legno urla karma flower, non so che significa, sarà
che l'hanno fatta cantare 'sta stordita e la roba più di classe che
gli è venuta da soffiare nel microfono è stato questo ritornello
sfigato.
prego riempia questo, vada a sinistra e dopo a sinistra ancora; giro
la chiavetta e riprovo con la maniglia, sento che la porta non si
apre, mi rassicura e guardo questa scatoletta trasparente, ci andranno
tre baci perugina, ha una etichetta verde sul coperchio e la stessa si
trova sul lato del boccaccio, le ha appiccicate il dottore e sopra c'è
stampato 1968, lo stesso su entrambe le targhettine verdi,
evidentemente un numero che mi rappresenta, non so, non è facile
comunque questa analisi solitaria nel cesso asettico e nordico di
questo posto cosí pulito che non sembra neanche un ospedale, nel
momento clou squilla il cellulare, rabbia e confusione, tengo duro e
resisto ma la situazione precipita come quando perdi a Guitar Hero e
quei quattro cloni scoppiati del pubblico digitale prompono in fischi
sparuti e scoregge di delusione. rientrando alla base per concludere
la missione un grunge appena arrivato mi ostacola e mi fa notare che
c'è la fila, ormai sono anni luce away, gli infilo nella tasca del
giubotto questa stupida provetta usata e vado via lontano, senza
smettere di guardarlo negli occhi.
fuori sta sorgendo il sole ed un tipo aspetta l'autobus con una
confezione di carta igienica da 24 sotto il braccio.
è già mattina.

merendina

si ha un bel fare normale
dall'altra parte di un vetro
che divide il fuori e il dentro
di un mondo piatto incorniciato
una sola, nasconde un esercito
che avanza inesorabilmente lento
al ritmo allegro di una monetina
non mi è dato sapere quando sarà
il momento in cui mi affaccerò
alla soglia di una nuova vita
vedo davanti a me identica e allineata
una immagine di me e molte altre ancora
uno scatto in avanti, un tuffo e poi
il silenzio per minuti o notti intere
hai il privilegio di ammirare scorrere
mille uomini e mille storie che hanno dentro
sospesa sul bilico di un trampolino di latta
il mio colore è un riflesso imposto
dal vetro che mi separa dal mondo
sono adesso la prima, quasi viva
nell'orgasmo di una attesa
di quelle calde mani sconosciute
che mi porteranno finalmente
via di qui

giovedì, dicembre 04, 2008

nat

scivola sotto la porta una busta studiata apposta per interrompere la
sottile lama di luce, polverosa, pigra alba sulle creste regolari e
infinite della moquette color crema bruciata.
fuori un mondo intero fatto di immagini e numeri risolve complessi
calcoli natalizi destinati a bruciare nella mezzanotte di un giorno
solo.
Lo stesso sole spazzerà via fattura d'albergo e voci di festa, presen
za discreta fatta di silenzio esausto in un pomeriggio novello, primo,
ordinario, spegnetevi regali e andate a dormire, chissà se per sempre.

martedì, dicembre 02, 2008

ascensore

ascensore, premi terra e scendi, al tre apri la borsa, cerchi le
cuffie, certe volte non ci sono, sai che non le troverai, finalmente
attorcigli la forchetta delle dita su quello strano freddo spaghetto
nero, ti rassicura il fatto che c'è un display che non ha ancora
contato uno, e penetri le tue orecchie, un plug via l'altro, comodi
come improbabili tampax, l'ipod ha una custodia morbida e liscia,
sorvoli e agganci, scorri e dopo poco un tango ti vola a fianco, sei
nel tuo guscio di chiocchiola, spingi via la porta, ti tuffi ad occhi
chiusi nelle acque ancora fredde di una giornata non ancora tua.
di nuovo pronto a farlo ancora,
c'è sempre tempo

martedì, novembre 25, 2008

S.F.

neve bianco intonso ancora bianco
voci ansimanti roche melodiose
aspre profonde ricordi di amplessi
due dita di mappamondo sotto il tropico
cinque uomini abitanti al quinto piano
occhi abbagliati dal tappeto candido
nell'alba di vetro e cristalli di azzurro
quel canto basso voce del sud
aprì le finestre e volarono via
nude streghe a cavallo dell'erezione del mattino
paracadutati dai quinti piani
cinguettii di donne con gli occhi all'infinito
quando le loro schiene toccarono la neve
un silenzio immacolato e il non rumore
delle loro dita che quasi si sfioravano
a circolo in una stonhenge fallica
il primo sole firma di merdidiana
abbronzò forse quelle verghe
puntate al cielo invano
attesero l'atterraggio di santa lucia
stella a cinque scie lago di neve
tornarono ai loro quinti piani
cinque culi freddi
accesero il gas
sotto la macchinetta del caffè

anche stavolta

mi rode mi rode.
sono nervoso e penso,
sempre le stesse, poche,
inutili angosce ronzano,
ballerine sfondate aspettano
la mancia della serata,
invano all bar centrale,
quasi belle,
nella notte del mio io.
cambieremo, dissi,
ero nato da così poco;
per cogliere un fiore diverso
non mi sono mosso dal mio sasso;
stagioni di molti soli,
fiumi di traffico,
lavanola mia mente immobile;
mi rode, e mi rigiro nel letto,
vuoto il frigorifero del mio cuore
conserverà quei pochi brividi
che cullano l'insonnia
di una esistenza intera.
in questo silenzio apprendo
che il passaporto per la
prossima reincarnazione
mi aspetta domattina sulla scrivania

lunedì, novembre 24, 2008

deliziosamente

scende piano le scale guarda avanti, in basso c'è lui, con qualcosa bianco e soffice vicino ai piedi
dietro il freddo impaziente penetra sin sotto il livello della strada e più giù persino, portando insolente appresso nuvole farinose di neve.
la sua faccia quasi non si vede, pallida e giapponese sotto il cappuccio del parka, solo tre minuti fa il cagnolino bianco tremava dal freddo; ora lei li ha raggiunti, ma il vento freddo ha fatto
prima, è entrato nella bestiolina che si è arresa, addormentandosi abbandonandosi cedendo, annegata in un mare di oblio dal quale non riemergerà.
la ragazza vorrebbe scuoterlo, come si fa con un giocattolo che forse si è rotto, incredula, ma ha capito che certe volte morire è deliziosamente facile.

venerdì, novembre 21, 2008

storia d'amore che non vorresti vivere

senza clackson le automobili procedono lente, fermandosi ogni poco per farci passare, riprendendo la marcia, docili beati bestioni di latta.
il raso nero e lucido e adesivo dell'etichetta sulla sciarpa vicina recita a caratteri dorati "100% acrylic"; oh, giovinezza appena trascorsa cosa ci lasci qui, una peluria sul labbro superiore che si inspessisce insieme ai fogli del calendario sui quali sei seduta, un alito di sigaretta ed una sciarpa sintetica.
spuntato fuori da non so quale cartellone il ciuffo a banana di quell'adolescente spaurito sputa su noi un canto di buon Natale che non comprendiamo, lasciando qualcuna di quelle stupide pajettes sui  cappotti neri dei passanti, che sanno di banco dei surgelati, di caramelle dimenticate.
non ero grasso, sai è di costituzione, guardami, da quando i miei mi buttarono fuori casa quanti chili mi sono lasciato dietro... e poi mi manca realmente il fatto che nessuna disegnerà mai più sul suo diario un pupazzetto con le antenne accanto al mio nome; così anonimo io sto, e l'unico modo per farmi notare da te è stampare il mio nome su una penna di plastica, messaggio in bottiglia buttato in un oceano di bottiglie, sperare che un giorno possa ritrovarmi tra le tue mani. 
suona come un medicinale il mio nome tra i tuoi pensieri distratti, mi dimenticherai su qualche tavolo e te ne andrai per sempre, coperta a malapena dalla tua striscetta di puro acrilico.

martedì, novembre 18, 2008

fantaprovincia

un eroe noioso come una cicca di sigaretta spenta male
un naso tappato di fronte all'immensità delle dolomiti
questo inverno andrò al mare, era il suo mantra macchiato di sugo
una siringa di moda unisex, un sapore di sintetico nella notte finta
di una discoteca dove solo i divani di velluto sopravvivono al buio
insomma questo essere avrebbe avuto senso in un altro pianeta
magari in provincia di una altro pianeta.

invece si trovava in italia

ditemi voi se non è fantascienza questa

giovedì, novembre 13, 2008

raffreddore nero

cosa vuoi fare
anche se hai il raffreddore
dentro di te un cartello
con su scritto
"press any key to continue"
ti ricorda
che in questo universo
qualsiasi cosa succeda





le tue pene sono risibili

martedì, novembre 11, 2008

culi bianchi vs culi neri 1-1

massiccio, in quella gabbia verde
guizzavi come una scimmia di laboratorio
pantaloncini avvoltolati nelle mutande
culotte di raso e calcetto
quelle gambe due o tre tronchi pelosi
lampi di piteco quando sbattevi
sulla rete di protezione
saturando l'aria di bestemmie
e aerosol sudato dal tricipite smanicato

nascosti da ciuffi riccioli gadgets colorati
le supporters baffute ragazze ponpon
lanciavano tampax dalle balestre
fatte con gli elastici delle loro mutande nuove
dardi d'amore rubati a quel cupido
vagante ubriaco e turgido in groppa
di un somaro sulle praterie
delle nostre schiene pelose

pareggiammo quella notte,
culi bianchi contro culi neri,
uno a uno
ma vinse l'amore
putroppo non bastò

da quando inventatono il vidal
la saponetta non devi raccogliere più
in compenso abbiamo una pigna
su cui fare esercizi di karaoke
sotto la pioggia affollata,
ballano i pupazzi del calcio balilla
uniti da un'unica turgida sbarra,
lap dance rubata alle
folies bergeres in questa notte
che trapana il nostro intimo
come la spezia del ristorante indiano

ho paura di farmi tutte quelle scale mobili da solo,
mi dicesti prima di lanciarti nell'ignoto
tunnel macinatore di anime e passi
senza ritorno
si può essere un frutto a doppio gusto,

una specie di marionetta

calzata come un guanto sul suo pugno chiuso

clandestino sull'isola di robinson crusoe
alla mercè di venerdì schiavo
islamico e crudele
che tra un'avventura e un'altra
con quel sorriso da cannibale
cercava la pietra filosofale
nel buio della tua metropolitana personale

ogni dente un bianco menhir
in quel muto ghigno tribale
secondo uomo in un eden
prima che eva uscisse dal forno degli dèi
come una futile inutile capricciosa torta indigesta

lunedì, novembre 10, 2008

ballata atomica

ehi uomo di neahandertal fai girare le teste del paese quando esibisci
la tua pelliccia suina, le corna che porti in testa sono antenne per
comunicare con i tuoi dèi, gli stessi che ti misero alla porta quella
mattina subito dopo la grande abbuffata di Natale.

dimmi un po' cosa vedi succedere dall'alto di quel balcone
sull'infinito quando un fronte di aria fredda si incunea sotto una
bassa pressione, mostrami col dito dove Bernacca prima di morire ti ha
tatuato un pentagramma di isobare, pensa, a saper suonare, potresti
cantare il buongiorno a queste terre secche spaccate, crocifisse nella
nebbia, unico universo di volti che non ne hanno mai cercato un altro.

gennaio è il mese migliore per vivere ad alta quota, non l'avresti
detto, è così: corri dunque prima che sappiano dell'atomica su Milano
e provincia, salva questa storia dall'oblio di una fine stanca; c'è
gente ha pagato un soldo di verità precotta, visi intontiti davanti a
quel parlare difficile, chiedono solo chi arriverà prima, se tu o la
bella stagione, quale terribile regalo pianterai come un bulbo in seno
alla pianura dormiente.

domandano se sarà l'ultima volta che ti vedranno: sai, nei giorni di
cielo lavato dal vento se guardi verso est un po' più giù del danubio
puoi intuire i bagliori dei tetti dorati all'ombra dei quali budda
opulenti sonnecchiano cullati dal mormorio tedioso di vite di
provincia convinte di ricongiungersi con la strada che porta alla
perfezione allineando con un filo di ragnatela i bollini argentati
segnati dal piercing.

quando sorpasserai queste lande, lasciandoti dietro il tramonto dei
nostri fiati, ci sarà quel riverbero d'oro sulle lenti dei tuoi rayban?

succederà che i bambini guarderanno in alto, una selva di manine
faranno ciao, fiori maturi di quello che prima era mare e giungla e
ora, solo ora, diventa letto d'autunno, e non sapranno cosa hai
scritto col gesso sul metallo ossidato della tua corazza; pochi
vedranno i tuoi guanti segnati di polvere bianca rispondere al saluto,
nessuno riuncerà a farlo sapere agli altri.

ognuno chiuso in casa pensa di essere solo, dalle finestre celate agli
altrui sguardi, mani senza volto reggono cartelli con su scritto
"HERE"; può darsi che non l'avrebbero fatto, se solo avessero saputo
che quel giorno sciacquasti la poesia dell'ultimo desiderio nelle note
di una canzone di boy george, risuonanti nel tuo casco.


Antonello Russo
(Inviato dal mio iPhone)

mercoledì, novembre 05, 2008

l'uomo a quattro zampe

rimbombano i passi da controllore
puntano me,
corridoio di latta,
gente seduta si è già tolta le scarpe
non scapperanno,
prima di un'ora o due

gabbia in cristallo swarowsky
a quattro zampe sta
nudo un uomo
scudisciate, strisce di evidenziatore
sulle pagine bianche
delle gambe

se scuoti piano vedrai alzarsi la neve
lenta bianca acquea
illusione silenziosa
di un universo scintillante senza cielo
dove a quattro zampe sta
nudo un uomo

grattacielo caduto, profumato di latta
rimbombano inutili soavi
unghie laccate e sussurri
signorina disporrebbe della custodia
in morbido silicone
per questo gioiello?

il sole si frantuma in arcobaleno
a quattro zampe sta
nudo un uomo
futile ripieno nei capricciosi gorghi
della apparenza in cenere
appassita dal tre per due

schiaccianti necessità praticità
barometro segna ricrescita
sulle meches della vamp
trionfante massaia hai barattato
smalto e pizzo
con maglie di lana

grani di pepe, rimembranze di caviale,
pois sullo stufato
di carne di porco
la mia alcova un carrello a gettone
a quattro zampe sta
nudo un uomo


MA CHE VORRÀ STO MANIACO MESSO COME LA PECORA?
LO SAPREMO NEL PROSSIMO BLOG


O FORSE NO...

370 euro

stamattina, ad un tratto avanzato
della mia ora scarsa di cazzeggio
tra cosmetici duty free
e tecnologia giocattolo
un mare di creme nella mia valigia
cremine profumi fluidi sticks
quanti ne puoi trovare
nella piramide di un faraone frocio
o di più persino
e mi rassicura il fatto
che da allora
che non sono più bello
che l'ascella puzza dopo 16 ore
che la lingua batte ancora
dove il fiato brucia l'ossigeno
lasciando una scia di
astronave meridionale
partita anni fa
con un carico di monnezza
da scaricare su marte

370 euro costava l'ultimo modello
di PC ultraportatile
una cicciotta scatola di plastica
con nascoste promesse
di fare meno con poca utilità
ma quanto era carina
la mia voglia di acquisto
ha avuto una erezione
solo di poco inferiore
a quella volta lontana
in cui vidi l'iphone
per la prima volta
e mi rassicura il fatto
che da allora
che non sono più intelligente
che ho la stessa stitica produttività
di una vergine che ha mangiato
un chilo di arachidi
che in quanto a stress
non conto più gli anni che passano
ma i tic che aumentano
manco fossi un mezzo orologio
capace solo di avere tic
e mai che venga un tac a spezzare
la monotonia di una vita con
capacità di spesa di 370 euro
e l'arcano entusiasmo da comare
al mercato delle pulci

poesia dell'orologio
tic
occhio destro si chiude
tic
smorfia angolo bocca
tic
alzata di spalla
tic
doppio passetto
tic
rotea lo sguardo
tic
risucchio e schiocco di lingua
tic
indico l'infinito col dito
tic
testa a pallina di ping pong tra le racchette della vita
tic
novogliopigliàngul novogliopigliàngul

tac
s´é rotto il cazz

lunedì, novembre 03, 2008

tipi da metro

in fondo cosa sei
se indossi un
monclair lucido di vernice
dove finiscono
i pantaloni da suite
un paio di mezzi stivaletti
misura da bambino
e un tacco da sette
si fondono nell'insieme
mesta faccia affilata e curata
di cinquantenne mai emerso
dall'odore di selvatico
e dopobarba da supermercato
che schiocca su di te
come il bacio della provincia
alla quale nonostante tutto
porterai ancora questa notte
i tuoi sogni a pascolare

Natale artificilale

è durata poco
il camino acceso
di fiamme elettriche
artificiale idea idea di casa
ancora un giorno
e quando tornerò
sarà Natale

giovedì, ottobre 30, 2008

estate

in svezia d´estate
ti senti piú vicino al sole
in bilico sul margine del mondo
prima di cadere
in un inverno senza fine

martedì, ottobre 28, 2008

internet?

la radio ha smesso di gracchiare
sull'internet non piove mai
in metro alle otto del mattino
il fiato della gente sa di vino
centinaia come me
viaggiatori chiusi
in armadi da palestra
montati su binari
che fanno scivolare via il pianeta

ho un turbante arancione
e una larga ascia bianca
mi attraversa sotto il mento
da parte a parte
sull'internet non ci sono
perturbazioni, niente lampi
mai gocce a lavare via
l'arancione della mia casta
i folti baffi neri
a metà strada tra
il turbante e questa amaca bianca
che copre la gola sino alle orecchie
nell'istante in cui li vedrete
saranno finti ed elettrici
calvo, tatuato dietro al collo
sono l'occidente
che lotta per tramontare
su quest'internet dove il cielo non esiste

lunedì, ottobre 27, 2008

la banalita' delle cose

confortanti come solo la banalita' delle cose può essere, combinarla
grossa, entrare in cucina correndo, a trent'anni suonati, gridando
mamma aiutami guarda come sono nato male, guarda come sono
diventato... non è questa la vita che sognavo quando aprii gli occhi
la prima volta...
e quelle parole
confortanti
come solo
la banalita' delle cose può essere


ti sussurrano che non è niente, passerà, non preoccuparti, ti cullano
su un letto di acciaio
e un altro giorno passa duro
sai di avere in mano un pugno di mosche,
e quando guarderai nel palmo aperto
non ci saranno più neppure quelle

venerdì, ottobre 24, 2008

rain

guardo in basso
fuori di me pioggia passata
ombre si riflettono negli specchi
scuri e immobili che coprono
chilometri di asfalto
e un grido senza voce
qualcuno giura di aver sentito
contro questi piccoli insetti
elettrici che succhiano via
quel poco di autentico
che la vita ci ha lasciato
dentro i caldi
cappotti d'autunno

domenica, ottobre 19, 2008

creazione?

dopo la guerra alcuni si salvarono, tra essi gli tanto infamati medici
che con crudeli quanto rischioso esperimenti si erano distinti nella
ricerca per creare un dio sintetico e un uomo diverso, tutto da zero.
non tutti ci credono, ma questi dottori riuscirono nel loro intento,
deliranti nella loro nuova onnipotenza, erano invincibili.
furono proprio loro a chiedere loro di andare via, schifando questo mondo
tanto da mettersi su un missile e farsi sparare nello spazio infinito,
con il loro dio artificiale ed un carico di coatti da esperimento.
giunti che furono in mezzo al nulla, liberarono questo dio e stettero a guardare;
tre giorni ci mise, come da programma, a creare.
metter su un nuovo mondo quando già si aveva l'esperienza di un altro bell'e fatto
era facile come montare un mobile ikea.
per l'uomo questa volta vollero procedere in maniera scientifica,
decisero di creare cinque o sei prototipi e di adottare un approccio selettivo,
scegliendo colui che si fosse dimostrato il più robusto alla fine
di un paio di secoli di rodaggio.
"utilizzeremo i coatti come materia prima, il nuovo dio esaudirà
i loro desideri e sarà arbitro unico".

detto fatto.

il nuovo dio si presentò a ciascuno dei prototipi con il catalogo della vita,
per agevolare i loro desideri futuri,
e tutti immancabilmente fecero una e una sola richiesta.

la patata

gli scienziati anche in questo nuovo mondo non erano riusciti ad eliminare
quell'accento di tamarro che poi è il sale della vita.

e patata fu, di tutti i tipi, nera, gialla, a forma e colore di albicocca, di prugna, di occhio tumefatto, taglio alla Lucio Fontana, di vulcano e buco nero, gonfia e liscia e ispida e carnosa e secca e niente potè fermare la creatività
di questo dio un po' ottuso ma onnipotente.
e attaccata alla patata vennero le more voluttuose e le bionde capricciose e le rosse sensuali e prepotenti e le calde castane e pure quelle senza capelli (che pero' non si prese nessuno), fu un tripudio di voci femminili e di pelo, un vero
luna park del sorriso verticale.

I poveri novelli uomini ebbero un bel daffare per soddisfare
quel tale impazzito gineceo insistente e sempre insoddisfatto
non si finiva con una
che si iniziava con un altra
e intanto le stagioni passavano su un cielo indifferente
che nessuno aveva ancora notato

ornamento inutile ma non superfluo,
la donna gravitava attorno alla patata
e dentro le menti confuse di quei poveri animi primordiali
che ronzio era diventata la vita!

Sino a quando un certo Armando ando' stanco da questo dio
e gli chiese per favore un po' di tregua

così dio inventò l'amore, e, tanto che c'era,
cambiò il nome ridicolo di quell'uomo in un altro
più gradevole
che ora non ricordo.

era una notte tiepida di lana

era una notte tiepida di lana
alcuni uomini dall'aspetto pesante
indossavano completi tirolesi
e pantaloni alla zuava
nonostante tutto fosse così moderno
quelle camicie a scacchi
e quelle calze al polpaccio
muovevano il mondo verso
un centinaio di anni prima
era come se avessero tostato l'aria
mi sentivo fragile di carta
il mio movimento era un
crepitante fragrante frusciare
non c'era spazio per i giapponesi quella notte

mi dissolsi in quel mondo
neutrale come una foresta.

era una notte tiepida di lana

venerdì, ottobre 17, 2008

romantico blues


il testo non basta per tutto quello che ho da raccontare, ti basti sapere che ci stiamo dirigendo verso Berlino nord, dove, se l'ex bambino prodigioso perderà il vizio di fare PSST PSST prima di fare pipì, il papi gli cambierà la porsche... guarda come sono soffici queste nuvole, tanto da sciogliere il sole così lontano, di sotto vienna ignara indaffarata, bravi figli di famiglia che, insomma, fanno notare al papi che è arrivato il momento di cambiargli la porsche.
siamo a tanto così da sganciare la bomba, è solo questione di un attimo tagliare questa ovatta immobile e mettersi qualche piede sotto la coltre, all'ombra da questo sole, l'ultimo che giù di sotto potranno godersi.
il vecchio magro dai capelli bianchi sparsi nelle tre dimensioni seduto in posizione 6C si sbottona il colletto della camicia giá troppo larga liberando calore appiccicoso di maglia di lana. è questione di un attimo, il pilota abortisce la manovra e si allinea per l'atterraggio; il mio vicino mi confessa nella sua lingua madre a me ignota che bevendo l'acqua liscia mentre si sorvolano le alpi e tenendo in bocca senza masticarla la caramella argentata che la hostess ti offre, puoi ottenere il ritorno della donna amata o, a scelta, una lunga erezione

antisognando

non posso dormire
la palpebra sinistra mi vibra cercando di aprirsi mentre la vorrei
chiusa e chiudendosi alla prima luce
ho undici metri di viscere che sono un cobra che ha appena ingoiato un
pallone da basket e vorrebbe cagarlo via
la pelle mi si squama sotto quest'aria artificiale, non mi
ricongiungerò più con i capelli persi, cara la mia novella mamma,
quante volte dovrai compiere quarant'anni prima di riposare come
quando avevi l'età del bambino che porti arrampicato sul collo come
una scimmia nuda
ho nella borsetta di carta griffata vuitton un po' di aria presa
lontano dalla cittá ma non basterà per tutti
non si può riposare
qualche pezzo di me che ho conosciuto tempo fa ritorna a vivere in
partì del mio corpo che ci tengono a farmi sapere che sono la', una
sensazione rassicurante di sapere che poche ore mi dividono da un
giorno tutto nuovo
un tipo con una scatola piena di api inciampa nel parco chiazzato
d'autunno, lo sciame corre impaziente a rovesciarsi fuori, assumendo
figure strane e cangianti nel cielo bianco, in quel momento i bambini
che tornavano da scuola si fermarono tutti in insieme appoggiando a
terra i pesanti zaini colorati, con gli occhioni sgranati in alto
incantati e sognanti da quella armonica nube acrobatica
il signore delle api mi confessa senza muovere la bocca di aver
liberato lo screen saver mandato dal cielo per distrarci un po'
intanto che dio si prendeva una pausa
forse in quel momento non avrei dovuto, ma ci credetti, gli lasciai
l'aria che avevo raccolto non ricordo più dove, e mi sedetti sulla
scatola vuota a guardare le api giostrare sul sole come la matiglia
del torero gioca con il suo toro
e mi addormentai, dimentico del mio occhio e del mio stomaco

finezze

ex-colleghi di h3g in bilico tra la strada e la cassa integrazione
loro che ci guardavano arricciando il naso quando ci amputarono via
le cose vanno così, se quando c'è da fottere sei in prima fila, hai
eccellenti possibilitá di finire come lo spermatozoo in un
preservativo annodato: nonostante il tuo potenziale nessuno ti aprirà
mai.

giovedì, ottobre 16, 2008

Giorno dalle labbra secche

una coltre beige appanna i vetri senza sole di questo avamposto ai confini dell'impero, il limes è stato fortificato giusto ieri e i cinesi, che si dice stiano già sguazzando nel mar nero, si spera non riuscano a superare la barriera di suv in doppia fila messa qui a proteggere i nostri parcheggi.

da lontano il ritmato tip tap dell'armata rossa disegna cerchi sulla superficie di questi laghi meravigliosi, impedendo loro di dare, a noi che guardiamo giù, il disegno fedele di quello che succede in cielo.

boati e rombi e le colonne di auto nel traffico oscillano al ritmo di esplosioni nella stratosfera, mi indigno bonariamente quando leggo l'SMS dello chef di Superman che mi confessa di avergli fatto mangiare
le cozze crude per colazione.

il lucidalabbra che ho comprato al duty free è un tubetto con all'estremità una cappella di plastica dalla quale fuoriesce una pomatina biancastra, visto da lassù penseranno che abbia divelto il pisello a Big Jim per mia libidine personale; lesto avvito il tappo e metto in tasca furtivamente, l'aria elettrica di lampi marroni, e mi avvio in taxi verso un altro giorno dalle labbra secche.

mercoledì, ottobre 15, 2008

il malefico calzino grigio a losanghe nere



troie rumene andreste mai con questo?


Posted by ShoZu

Romania

abbiamo lasciato la danimarca ore fa, su un aereo poco più grande di
una fiat panda, il mio vicino a sinistra tocca con le corna la
cappelliera e sta inclinato verso di me. per tenerlo lontano mentre
dorme gli ho diretto verso l'orecchio la mia bocchetta dell'aria, non
si sa mai gli venga un sogno romantico e mi appoggi il capone sulla
spalla.
alla mia sinistra vedo risplendere una vivace macchia rosa nel
grigiore di questo traghetto volante, un signore giá ipotecato per la
terza età con un folto barbone grigio, pantaloni a rilievo marrone
gessato giacca bordeaux che sembra la vestaglia di boy George, calzino
grigio a losanghe nere corto camicia di jeans e mento vistosamente
sporgente, si sta sfogliando una bella rivista patinata con in doppia
pagina il culo del mese.
si è proprio un giornale porno quello che ha in grembo, non che sia
obbligatorio studiarsi la tavola periodica degli elementi ad ogni
viaggio, però sono cose che hanno il loro perché, me misero che ligio
al dovere mi spupazzo un powerpoint al Computer mentre il giornale del
mio vicino si solleva magicamente dalle sue ginocchia, gravido di
silicone sotto l'effetto dirompente di una erezione ad alta quota.
mi chiedo: sarà un produttore di porno che ripassa il suo prodotto o
semplicemente un puttaniere che si reca in questa disneyland rumena
sulle orme di Topolona?
e, nella seconda ipotesi, chi andrebbe con lui?

cielo


dentro galeotti

Posted by ShoZu

cielo


fuori poesia

Posted by ShoZu

cielo 2

oblò occhieggianti
sui fianchi dell'aereo
lucine furbe
dietro i finestrini tondi
manovrando ognuna
una leva di individualità
destini galeotti in questa
compatta lucida alata supposta
che spinge per andare
in culo al cielo
ma qualcuno sposta il cielo più in alto
ogni giorno un po'

bombe

il buio scorre sotto le ruote del mio taxi e poche sono le luci in
quest'ultima ora della notte, per me giá andata via con un movimento a
spirale nel gorgo del lavandino insieme a un dentifricio che sa di
menta e di me
com'è vicina arlanda, com'è veloce sentirmi ancora una volta in aria,
tre canzoni, quattro magari e questa carta dove qualcuno ha mischiato
il mio nome con dei numeri sconosciuti si aggrava di miglia e di me
quelle volte in posti lontani, quelle notti a riscaldare i sorrisi
degli amici con cocktails ghiacchiati, quando si costruiva l'alba per
passare sotto la sua volta ed entrare nel letto accogliente dopo un
ultimo saluto alle colonne di san lorenzo, quando ci si voltava le
spalle pur di non perdonarsi e ci si perdonava per sentire ancora una
volta il brivido della vita salire per le gambe e colpire qui
qui dove adesso corre un taxi verso un aereoplano che ha i motori giá
accesi per me; continuate pure a squillare miei cari telefoni muti, il
sole entra giá dalle finestre senza tende, sono vivo ancora
una volta e non ci saranno bombe da sganciare su di voi, coloro con
cui dovrete chiacchierare dormono ancora, ignari di noi e di questa
notte sciolta ormai.

martedì, ottobre 14, 2008

preghiera del manager

mio dio che infrangi il muro
di 60 email all'ora
grazie per averci dato
la consapevolezza
di essere importanti
pezzi grossi
nel vortice del business
grazie per averci tolto
il tempo del pranzo
a te eleviamo il nostro
afflato di topo morto
che l'ora di lavarci i denti
è lontana ormai
inginocchiati sugli spasmi
di una colica da stress
dacci un ultimo momento di calma
per riuscire ancora
a trovare un angolo di cazzeggio
e girare il mappamondo
puntando un dito a caso
che parta sommesso
un intimo vaffanculo
possa in questo istante
colpire il collega lontano
sotto il nostro indice

Natale sull'isola

milioni forse, questo no,
non mi da' coraggio e conforto
milioni di persone forse, questo no,
non mi da' speranza e allegria
la bassa marea scopre rughe e cellulite

qui sull'isola il vino è finito da un paio di giorni che paiono mesi
sulla mia vita trovarono scritto
"da consumare preferibilmente in poco tempo, non ci sono effetti collaterali"
erano i giorni in cui potevi avere in giardino un cavallo bianco
e un pinolo di bagnoschiuma vidal sulla mensola vicino alla vasca da bagno

tra venti anni verrá natale mi promisero tempo fa,
e adesso credo proprio ci stiamo avvicinando
se non è questo,
sicuramente il prossimo sarà natale,
e allora chissà se cambierà qualcosa

cieli striati di bianco appena appena,
da molto non si vedono più le linee lasciate dagli aerei,
maldestramente elaborate dal vento freddo di quelle alte quote.
e il vino è finito qui sull'isola
non importa quanti milioni forse di dollari

no, forse questo
non è l'anno in cui
arriverà il natale
magari è arrivato
e nessuno se n'è accorto

lunedì, ottobre 13, 2008

Cicciobello Nero

caduto dal cielo bagnato di inutile pioggia
destinato dal marketing sovrano ai mondi aperti
di camerette di bambini dal doppio cognome,
mobiletti in legno chiaro;
stagione d'autunno, opulenta di vernice e diossina.

luci lontane, prima dei monti senza neve,
il babbo e la mamma qui piantarono il cartello
della brianza denuclearizzata,
lo stesso all'ombra del quale crescono i nostri figli.
com'è diventato grande, questo cartello.

cicciobbello negro sono io,
legato ad un trono di polistirolo
e sul mio passaporto la stella
per proseguire la scalata al mondo
iniziata dal fratellino biondo.

ci insegnarono a piangere
quando le nostre piccole mamme
ci privavano sadicamente del ciuccio.
io attaccavo con le lamentazioni
quando me lo rimettevano.

lacrime senza rumore,
non si so se di plastica o acqua,
i miei occhioni lucidi
sotto quei riccioloni ispidi
che nessun bimbo riuscirà mai a pettinare.

notti intere dei corti giorni dopo la befana,
io piangevo; cosa ne sai
di quello che fa battere il mio cuore.
difetto di fabbricazione, dissero,
ma io piangevo perché ero

negro

mamme ancora fumanti di sessantotto democristiano,
nostrano come un panino con la salsiccia mangiato in macchina,
sotto il tetto rosso del Mac donald's,
incombente, pesante e inutile come il nostro futuro
e capelli bruciati di permanente e dita gialle di sigarette

mamme... lo sguardo ipocritamente dolce di tutti voi mi evitava nel negozio di giocattoli,
con quella egoista certezza che comunque altri, indefiniti,
si sarebbero presi cura di me, altre bimbe mi avrebbero adottato,
ma non le vostre, destinate all'ariano bambolotto biondo
germanico, florido, flaccido e micropenico

avevo il cuore duro allora, ero più giovane,
la prima volta che una bambina mi tolse il ciuccio
una lacrima bianca rigó le mie guance nere e cicciotte e,
mentre un lampo di cretineria misto a terrore
illuminava gli occhi borghesi della mamma,

un gonfiore tra le gambe di quel mio pagliaccetto
un tremore misto a curiosa voglia, e la donna tirò via quella figliolina.
e da allora neanche le diafane luci dei neon della standa
poterono, pur per un istante solo,
sciogliere un po' della mia cioccolata, scoprendo un ricciolo color dell'oro.

o mamma che non mi ha mai comprato,
la tua bambina è una figa di legno
che parla al cellulare ad alta voce
paga di un lavoro a basso costo
e di un master in pompineria.

o tu che non hai mai giocato con me
non potrai mai sapere che inventai la musica rap
giro tra culi appesantiti da brillanti e catene
e vivo da tempo in una casetta
in cima al ghiacciaio dell'indifferenza umana.

non piango più, ma ho sempre il ciuccio in bocca.
perché se me lo tolgo, mi cago il cazzo.

che vuoi fare, mio amore sconosciuto, si muore un po' per poter vivere.

domenica, ottobre 12, 2008

low-cost war

I found you on ebay for a dollar less
Surplus from the big Chinese family
Runaway from the gynoecium's nightmare
 
With a freeware software
I translate your name in the language of love
Spoilt Begonia
 
You hairs taste of burning copper and plastic
That night was so long
At noon we still staring at the sky
 
Waiting for the bombardiers´ rumble
Our name written with a piece of chalk
In the pregnant womb of nuclear gift
 
You whisper "come come"
White clouds without deepness
You wait for death and destruction
 
Few sits in business-war
Every boy brought arms from home
Or could buy on board
 
"you will be with me on a history book"
You whisper while I listen to an MP3 in loop
And the sun turn the shadows away from us
 
From the sea a neutrons sunset will greet us
Our bodies dissolved in the name of an idea
That we did not enough time to understand
 
Me and you on the screen riding the X-hour
 A bag full of kindergarten wastes
Won the low-cost battle
 
And the sand lashed
Our skin spotted by Nescafe
We will come back home on bus without ticket

venerdì, ottobre 10, 2008

wonderbrawoman

la ragazzina era graziosa
ma aveva due foche
doppia razione di patata
e delicati capelli biondi
il telecomando per accenderla
aveva le pile scariche quella notte
nessuno potè possederla
e si addormentò sul divano
senza dire una parola di più.

giovedì, ottobre 09, 2008

il guardiano della fava

sono qui seduto su questa sedia foderata di bianco con il mio portatile appoggiato sulla tovaglia bianca con le spalle alla porta d´entrata di questo museo russo
vicino ci sono le guardie, dei ragazzetti caduti in vestiti di varie taglie piú grandi. secondo me quando gli arruolano sanno che nel giro di pochi anni diventeranno baffuti marescialli chiattoni e quindi gli danno i vestiti adatti, tanto qui in russia nessuno ha fretta, il tempo e la vita sono degli optional, eccetto per le prostitute (che peró qui mancano, mi sa che la fica qui viene esportata soprattutto, a giovamento dei fessi nostrani e degli internationals pappons)
la vecchia qui a fianco a me fa la guardarobiera e la guardiana della toilette; mi sono seduto qui perché non ne posso piú di vedere e sentire questi video alienanti di giovani coppie che passano la vita davanti alla TV e a chattare da una stanza all´altra
perché essere televisionario significa essere sempre connesso
chattare
vedere la TV
non chiavare mai

oppure, come me, fare tirocinio per un posto da guardiano dei cessi in russia

mercoledì, ottobre 08, 2008

denti d'oro blues

l'email dice "ieri"
un bicchiere di vino rosso che sa di ciliegia e questi russi che si dicono parole gentili frasi cortesi versi d'amore con una gestualità verbale da gaglioffi avvelenati da galeotti navigati.
il mondo ha rubato loro grazia e dolcezza, tutti schiaffi e sudore quello che resta di un animo soave, sputato via in una amara bestemmia.

ad ogni modo hanno fatto bene ad inventare il comunismo perchè sono troppi.

troppa vodka fa male

ieri sera ci hanno praticamente cacciato dal museo della scienza e della tecnica dove stiamo lavorando, allora mi sono accodato a questo gruppo di svedesi
gli svedesi non sono eccessivamente diversi dai russi, ho la sensazione che si orientino bene tra grandi bevute e freddo polare anche se devo ammettere che i russi sono un po´ piú sporchi e c´é l´inquinamento, e il traffico e le russe si vestono come nei film di gangster anni ´50 con gonne al ginocchio giacchette strette e tacchi altissimi e vanno in giro con questi machi (non maschi) russi infagottati in tute adidas di acetato con sopra un giubbotto di pelle, di solito sformato, e di sotto scarpe tipo mocassino con calzino da tennis bianco corto.
Insomma tipi cosí, di quelli che tutti noi abbiamo visto sulla strada che porta a Zingaronia.
comunque che ne so io? come posso giudicare, io che ho visto solo Stoccolma e Mosca? Magari a pochi chilometri da Stoccolma ci sono dei centri abitati dai veri svedesi puzzolenti e calzinomani e magari fuori da Mosca la Russia non é poi cosí inquinata e ci sono bei tipi biondi e ben vestiti con i loro pittoreschi costumi rossi e bianchi da contadini e ci saranno anche gli scienziati nucleari con i loro camici bianchi e gli occhialoni quadrati che usano per guardare meglio gli atomi.
Io in finale della Russia non ne so ancora niente: dovró farmi un visto permanente e venire qui piú spesso; fatto sta che fa caldo e c´é il cielo grigio che piove una pioggia appiccicosa, pare di stare sotto una doccia fredda mentre il mondo suda... insomma mi sembra Milano ´sta Mosca.
Dicevo che mi sono aggregato agli svedesi e sono finito nella metropolitana, un fiume di gente, ma non un fiume bello pittoresco, una specie di Gange di persone con i treni che sembra che gli abbiano comprati dal set smantellato di Flash Gordon, guardavo le plafoniere dentro il vagone, anche perché non potevo guardare da nessun´altra parte, ero come il cannellone di Alan Evans che non é una cosa fallica come si potrebbe pensare: Alan Evans e la sua fiansée Rowena (rovina)si sono fatti i cannelloni solo che invece di metterli orizzontali li hanno messi in una scodella verticale, una cosa a metá tra la dinamite dei cartoni animati ed una torta piena di sugo. Ecco ero come un cannellone di quelli, stipato tra altri cannelloni e potevo solo guardare la plafoniera a neon del vagone della metropolitana. Ho pensato che plafoniere come quelle, dei lunghi parallelepipedi di luce bianca fissati ad un cielo giallino da un bordo pitturato in finto argento/grigio militare tenuti su da viti a taglio... con i bordi consumati.. con dentro una luce consumata, ecco di quelle plafoniere non ne vedevo piú dal tempo dei ultimi dancing sul mare che noi adolescenti post punk ereditammo dagli anni ´50.
mi sono chiesto come mai anche le plafoniere si cosumano, come se fossero delle scarpe o delle sedie, solo che non le tocca nessuno, stanno cosí fuori mano appese lassú, eppure si consumano come tutti gli oggetti. Sará l´aria nucleare di Mosca che ha degli atomi che spassano e ogni tanto mangiano dove gli uomini e le bestie e le piante non possono arrivare, sará il fiatone di miliardi di persone che infesta la metropolitana, anche se non lo credo possibile: i treni hanno in alto delle specie di branchie da dove entra l´aria, ma magari da lá entrano gli atomi instabili che poi rovinano tutto e fanno casino. mah.
le porte dei treni sembrano ghigliottine orizzontali, si aprono e si chiudono con le persone e le giacche e le borse in mezzo tutti belli stipati e la metro riparte e arriva a duecento all´ora, il mio consiglio da viaggiatore é di farsi spingere dentro da un paio di chiattoni e di far rischiare a loro di affettarsi il culo sporgente dalle gallerie russe. sceglietevi dei chiattoni che non puzzano peró altrimenti, vabbé che lo dico a fare?
finalmente esco dalla metropolitana e fuori era buio e pioveva poco ma fitto, con queste strade lucide e queste luci lacrimanti e quest´aria di periferia americana che solo Mosca puó avere, per il clima avrei potuto dire cambogia o india o malesia o pådåniå o tutti quanti questi posti messi insieme.
mi sono infilato in un supermercato con gli svedesi, con la ferma intenzione di non comprare vodka e di guardare soltanto e ne sono uscito con quattro bottiglie di vodka: sono cosí carine, da mezzo litro ciascuna, alla fine che sono mai due litri di vodka in confronto all´infinito? comunque quella che avevo comprato l´altra volta era ukraina, questa qui aveva l´orso bianco stampato sul vetro, quest´altra le scritte russe tutte rosse insomma quattro tipi diversi di vodka a 3 euri la bottiglia erano il minimo che ogni buona madre di famiglia avrebbe potuto comprare per nutrire la sua prole, e quindi perché non osare anche io? e per non sentirmi in difetto nei confronti dell´infinito di cui sopra, mi sono aggiunto un regalo di una bottiglietta piccola da 25 cl che entra giusta giusta nella valigetta dal perfetto ubriacone e dalla quale ho attinto una piccola campionatura alcoolica giusto per dimenticare la pessima cena dell´hotel e per avere il coraggio di lavorare sull´ultimo powerpoint prima di andare a letto.
un powerpoint prima di andare a letto in russia (ma anche in altri paesi) é come farsi fare un clistere da un africano che non parla la tua lingua, é come voler rinunciare alla vita volontariamente, come resuscitare dalla tomba per entrare nel mondo dei morti, come vedere Dio che ti tocca la fronte con un dito e capire che Lui non avrá tempo di dare un´occhiata al powerpoint, ed in un istante acquisisci la certezza che ogni lavoro da te fatto nessuno lo guarderá mai e nessuno l´ha mai guardato, in fondo anche quello che si é fotografato il culo per una mostra d´arte se lo sono dimenticati nel giro di un paio di email.
ma con il raggio di sole della vodka nello stomaco ho creduto di avere il coraggio di scrivere una dichiarazione di guerra con arroganza nazista verso il mondo intero, di mandare il pianeta a fare in culo, di dare una pennellata di stile a questi bit sbiaditi, ho avuto persino la sensazione di essere magro, e mi sono messo l´iphone nelle orecchie e mille canzoni sono partite a tutto volume e nel giro di cinque sigarette fumate accanto alla finestra del diciottesimo piano dell´ala no smoking dell´holiday inn di questa cittá mi sono trovato a letto felice e soddifatto di un´altra giornata di merda con lieto finale a sorpresa



salvo svegliarmi alle quattro con Qui Quo e Qua che si facevano uno spinello nel mio stomaco bruciando il manuale delle giovani marmotte sempre nel mio stomaco in un giorotondo la mia testa era come un pianeta del sistema solare di un video dei Divo e la mia buona stella che mi guarda e mi ricorda che sotto di me il mondo é tappezzato della moquette buona dell´albergo e che la voce "ristrutturazione camera, ripitturazione pareti e disinfestazione di tappeti causa vomito cliente ubriaco" non é contemplata nei rimborsi spese.
ho dovuto di malavoglia andare in bagno e mi sono sentito demodé, la mia giovinezza acquistita in poche ore se n´é andata davanti allo specchio... in un istante ho acquisito la consapevolezza che

la vodka disidrata il culo e la faccia.

lunedì, ottobre 06, 2008

Dio fammi essere ateo come quest'uomo

"Dio che non esisti ti prego
che almeno su questa grande nave
che mi porta via
le cabine siano... siano ben aerate" ...
"Ma se non esiste, perché lo preghi?"
"Non esiste fintantoché io non ci credo
finché continuo a vivere come viviamo tutti
desiderando, desiderando
ma se io lo chiamo"...
"Troppo tardi..."
"Per la forza terribile dell'anima mia, forse vile, trascurabile in sé
però anima nella piena portata del termine,
se lo chiamo verrà".

i giorni perduti

Qualche giorno dopo aver preso possesso della sontuosa villa, Ernst
Kazirra, rincasando, avvistò da lontano un uomo che con una cassa
sulle spalle usciva da una porticina secondaria del muro di cinta, e
caricava la cassa su di un camion.
Non fece in tempo a raggiungerlo prima che fosse partito. Allora lo
inseguì in auto. E il camion fece una lunga strada, fino all'estrema
periferia della città, fermandosi sul ciglio di un vallone.
Kazira scese dall'auto e andò a vedere. Lo sconosciuto scaricò la
cassa dal camion e, fatti pochi passi, la scaricò nel botro; che era
ingombro di migliaia di altre casse uguali.
Si avvicinò all'uomo e gli chiese: << Ti ho visto portar fuori quell
a cassa dal mio parco. Cosa c'era dentro? E cosa sono tutte queste
casse? >>.
Quello lo guardò e sorrise: << Ne ho ancora sul camion, da buttare.
Non sai? Sono i giorni >>.
<< Che giorni? >>
<< I giorni tuoi. >>
<< I miei giorni? >>
<< I tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li aspettavi,
vero? Sono venuti. Che ne hai fatto? Guardali, intatti, ancora gonfi.
E adesso...>>
Kazirra guardò. Formavano un mucchio immenso. Scese giù per la
scarpata e ne aprì uno.
C'era dentro una strada d'autunno, e in fondo Graziella la sua
fidanzata che se n'andava per sempre. E lui neppure la chiamava.
Ne aprì un secondo. C'era una camera d'ospedale, e sul letto suo fra
tello Giosuè che stava male e lo aspettava. Ma lui era in giro per
affari.
Ne aprì un terzo. Al cancelletto della vecchia misera casa stava Duk
il fedele mastino che lo attendeva da due anni, ridotto pelle e
ossa. E lui non si sognava di tornare.
Si sentì prendere da una certa cosa qui, alla bocca dello stomaco. L
o scaricatore stava dritto sul ciglio del vallone, immobile come un
giustiziere.
<< Signore! >> gridò Kazirra. << Mi ascolti. Lasci che mi porti via
almeno questi tre giorni. La supplico. Almeno questi tre. Io sono
ricco. Le darò tutto quello che vuole. >>
Lo scaricatore fece un gesto con la destra, come per indicare un
punto irrangiungibile, come per dire che era troppo tardi e che nessun
rimedio era più possibile. Poi svanì nell'aria, e all'istante
scomparve anche il gigantesco cumulo delle casse misteriose. E l'ombra
della notte scendeva.


Dino Buzzati

massima preferita

oggi ho avuto l'illuminazione
ah! se solo avessi più memoria
al momento giusto saprei trovare
la frase che calza a pennello
e invece
sparo cazzate, così, gratuitamente

il mio motto è
"meglio tacere e dare l'impressione di essere scemo
che parlare e togliere ogni dubbio"
mi dispiace solo che sia cinese
perché io i cinesi non li posso soffrire
vabbè sopravviveremo anche a questo.

venerdì, ottobre 03, 2008

windows vista

ebbene si
stavolta niente amenita' trash
oggi vendiamo robba seria su 'stò blog SIGNO'!!

mi hanno dato questo portatile enorme, un tavolino da caffè senza zampe
superveloce supermemoria megadisco
di quelle robe così insomma da un milione di dollari
accendo
parte windows vista 32 bit
20 minuti solo per vedere il mouse muoversi
parte un upgrade che erano le cinque e mezza che avevo giá messo la
roba nello zaino per andare a casa
erano le dieci e mezza si sono spente le luci dell'ufficio e sta
schermata blu e verde era ancora fissa su un' inquietante fase 3 con
un improbabile 97% di progresso
insomma ho cenato più o meno alla stessa ora di Bill Gates solo che
lui era avvantaggiato da qualcosa come 10 ore di fuso orario
questi miliardari
insomma alla fine parte il giorno dopo stò laptop
lento come se avesse la uallera
cinque chili e 20 pollici di mostruosa lentezza powered by windows
vista 32 bit
ha fatto il suo lavoro a fatica
manco avesse il carbone nella ram
mi ha fatto fare così tardi che alla fine avevo i marziani stitici a
permanente bivacco nel mio stomaco che mi svegliavamo con incubi di
cartone ogni notte alle 3 e mezza
oggi ho detto basta
io ti cancello caro mio
addio al tuo disco che swappa
non masturberò più il tuo pad cercando di eccitare un cursore moscio
e basta a queste mille finestre che mi offrono di memorizzare delle
password di cui non me ne frega un cazzo
odio quel messaggio che mi dice che il hp ha pronto il backup per
tornare indietro quando voglio
MA CHE TORNARE INDIETRO!
mondo ti odio
lavoro di merda morire appresso a ste macchine
l'alternativa di oggi era di smazzarmi una quintalata di email

quindi ho preferito fuggire dalle email e distruggere
contemporaneamente questa fetentissima installazione di windows vista
gentilmente implementata da accapì

così non faccio email e non ho neanche la demo per i russi

ho installato ubuntu linux 64 bit
modalità brasamento fusione fredda del disco

azz ha funzionato

senza il peso di vista il fregno s'è messo a correre di brutto
tempo dell'operazione 20 minuti scarsi
adesso è una supermacchina degna del suo peso e del suo prezzo
ma pensa un po'

avendo fatto presto
non essendo accaduto il disastro digitale che m'aspettavo
...
sono ritornato a giocare l'ennesima partita di scarabeo sullo
scacchiere di outlook

giovedì, ottobre 02, 2008

se

se ti faccio male
tanto passerà

incubo gay

torna da noi quando
I peli del culo ti saranno cresciuti
ti dissero molte minchie fa

e ora il sole sfungia impietoso le fave
dei tuoi sudditi dai muscoli lucidi
e dalle scarpe a punta

guarda qua ninetto davoli
dicesti ridendo e mostrando
il pelo riccio e folto dell'altro
tuo volto con un occhio solo

e mentre i froci chiusi nella
casa di barbie giocavano
a cotonarsi i peli del culo
incantati dopo il concerto
di Amy Winehouse
esplose l'ipod che portavi
nelle mutande e tutti i tuoi segreti
nutrirono i podcast degli arraphao

oggi nella festa del nome tuo
sciampisti negri benedicono
le tue virtù passate a miglior vita

beati siano coloro che ti fanno gli
auguri il giorno di Natale

oh com'è salato il conto di questo ristorante dove il menù vanta i piselli al dente e la lingua alla fava 

il cameriere non dice mai di no e guida una harley e sa suonare lo
xilofono sugli orinatoi dell'autogrill

non piangere nonno se non siamo diventati come tu ci volevi

se sotto la cravatta da manager portiamo il fardello che i village
people ci lasciarono in eredità

tu ci donasti questi feromoni
che dominano le nostre palestre
'che siamo ancora figli del generale cluster
stregati e divisi tra la canna del fucile
e il totem dalla cappella porcina

mercoledì, ottobre 01, 2008

filosofia da scrittore

e' possibile che non appena uno scrittore americano di fantascienza o
romanzi gialli diventa famoso debba necessariamente scrivere un libro
con le sue riflessioni filosofiche sulla società contemporanea?
sembra sia un obbligo, una tappa fissa, forse sono gli editori che lo
richiedono, che chiamano lo scrittore e gli fanno mo' che hai
pubblicato nove libri dobbiamo cavalcare il momento dire a questo
pubblico di americani (sono gli unici fessi che ancora giudicano i
libri dalla copertina) che questa società non va bene che siamo pieni
di oggetti inutili che si sparano in mezzo alle strade che a 80 anni
l'americano medio muore che internet disorganizza l'informazione che
l'europa esisteva prima dell'america e altre ovvie amenità didattiche
da asilo che fanno di ogni scrittore un filosofo e di ogni americano
un intellettuale
perchè per un pugno di dollari puoi comprati una sbirciata sulla
realtà che Mac donald non riesce a darti compresa nel prezzo di un
menù
ed essere cosciente, seppur per poco
che gli italiani hanno la pelle Bianca
che gesù cristo non è nato a Roma
che il tonno è un pesce e non una roba che nasce in scatola
che tutto quello che è americano in realtà è prodotto in Cina

che le drag queen hanno il cazzo

martedì, settembre 30, 2008

il diario di frank ann

questo blog è la continuazione mai pubblicata del diario di frank ann
il nipote sconosciuto di anna frank
se lei solo fosse stata qui invece che la´
adesso e non tanto tempo fa
si sarebbe nascosta nel web per fuggire dal web
un casella email segreta che prima o poi gli spammer scopriranno
frank ann ann frank acida frank
una vita di maiuscole automatiche a inizio periodo
di iPod e di un mondo visto attraverso foto e film autoprodotti
che nessuno avrà mai il tempo di guardare

fortunatamente destinati alla voluttà
di una giovane fine

head hunters

diffidate da chi vi contatta un bel giorno via email chiamandovi dottore
usando paroloni e sigle mai sentite
dando per scontato una familiarità che non avete con termini
sconosciuti anche a loro
vi parlano di grandi realtà internazionali
di posizioni manageriali
di responsabilità di rilievo di panorama tecnologico di incarichi
motivanti

sono gli agenti immobiliari del lavoro
fortunati figli di papà neolaureati con un inutile master
lavorano per agenzie con nomi altisonanti che scimmiottano grandi
firme nascondendo in realtà squallido uffici in co-location con
consulenti da supermercato commercialisti e carne da email che si
prostituisce per poco all'ora
il loro guadagno è pari a una annualità del tuo futuro stipendio, una
provvigione da tecnocasa
le grandi aziende scelgono i grandi managers per conoscenze dirette,
gli schiavi vanno nel tritacarne delle agenzie
lavoro facile e di quantità
nessuno ti ripaga il viaggio o il giorno speso per una sveltina di
cazzate di fronte ad una casalinga vestita male che crede che le
patacche dorate dei suoi gioielli prodotti in serie
rappresentino il suo status al di sopra dei capelli tinti in casa,
sporchi della stessa forfora che imbianca la giacca di zara tagliata
come se volesse sembrare un tallieur.
di fronte alla bambina che si vuol far chiamare dottoressa troppo
magra o troppo grassa che ostenta una micro vuitton magari pure vera
ti mostra la stessa faccia stupefatta di colei che non sta capendo
cosa succede con al contempo la coscienza di avere una grande fortuna
ad essere lì in quel momento
come la prima volta che vide il cazzo enorme dell'istruttore della
palestra da mille euro all'anno
che non sapeva se piangere o gioire
e nel dubbio si fece scopare in culo per non rimanere incinta

quando la polvere della moquette ti ha finalmente bruciato quel che
resta del tuo naso
ti ritrovi in una strada affollata di un giorno che non è abituato a
vederti la'
con in mente un retrogusto di film di avvocati anni '80
e una disperazione da commedia all'italiana.


pronto per la prossima email

lunedì, settembre 29, 2008

day offline

quando non controllo le email o non navigo
mi arrivano decine di messaggi noiosi
del tipo non ci ami più
del tipo perché ci hai abbandonato
pura monnezza digitale
rolex falsi per il mio polso virtuale
fiche stupende per il mio pene
supersviluppato gusto viagra
ho passato la notte cullato dalle onde
di stupefacenti a basso prezzo
stai calmo quello che vuoi è su ebay
i tuoi sogni arrivano a casa senza prezzo aggiuntivo
laveremo la tua fedina penale
i tuoi debiti mai pagati spariranno come l'alito cattivo
ci ritroveremo in piedi nei 52 pollici di un plasma
festanti a cazzo duro
innamorati senza impegni e senza debiti
griffati a buon mercato

oggi voglio stare offline

venerdì, settembre 26, 2008

Mutuo arancio

perché questi di mutuo arancio continuano a mandarmi email?
mo gli chiedo un milione di euro

cani

giardini con foglie che cadono
cuccioli vincolati a lunghissimi fili
precari aquiloni viventi
legati al polso dei pensionati
scavalcammo la soglia del duemila
per pisciarsi addosso e far pisciare cani
io non esisto più
sono l'inganno di una vita
organizzata per morire
brevemente
dietro una donna o un bicchiere di vino
un diamante o una canzone
il veleno di un altro mattino
mi toglie ancora
un altro giorno di vita
un'altro spillo
ancora una farfalla
ad appassire
colorata dietro un velo di polvere
e tu mi chiedi perché non parli
niente che non sia accaduto
posso dirti più
stringo in tasca
la sicurezza fredda
della moneta per il carrello
del supermercato
il disordine travolgente dell'universo
cerca spazio dentro me
e improvvisamente
sento di dover andare al bagno
chiudo il mondo fuori

sono vuoto ma non per molto

giovedì, settembre 25, 2008

24 o 25 di ottobre

Ho deciso di scrivere ogni giorno
Come il diario di anna Frank che mia moglie sta leggendo
Solo che io lo scrivo dalla metro di stoccolma
Con l'ipod ed una noiosa correzione automatica che, solo perché ho
scelto la lingua italiana, mette automaticamente improbabili accenti
su parole scelte a caso
vi siete mai chiesti quale possa essere il livello di cultura del
vostro correttore automatico?
comodamente venite ortograficamente inseriti in un mondo senza errori
ma in questa precisione non sentite di stare anche ereditando il modo
di vedere la lingua di un gruppo di cazzoni dediti a riunioni ed email
e caffè esattamente come voi?
per di più filtrato da un computer!

una lettera corretta da word è un trucco: diffidatene
è come scoprire che la tipa con la quale siete usciti nasconde dei
brufolazzi avvelenati sotto la perfezione del fondotinta
che il vostro muscoloso partner spogliandosi lascia cadere una mutanda
giallissima sul davanti... glielo prendereste mai in bocca?

viva gli errori visibili ad occhio nudo
viva il pisello pulito

mercoledì, settembre 24, 2008

Null

Mi hanno fatto capire che mi installeranno sul culo un server da
social network pieno dell'energia generata da miliardi di email di
cazzoni che si illudono di svoltare il proprio improbabile futuro
mandando messaggi finalizzati solo ad incrementare l'entropia
dell'universo affrettando così la nostra e la loro fine

Impossibile

Impossibile a dirsi
Il fatto che questo sito non sia stato scoperto da nessuno mi conforta
I giorni si fanno densi e pesanti un po' come il fiato di certi miei
colleghi
Oggi ho fatto appena in tempo ad andare alla toilette prima di
allagare la sala riunioni
Sono l'ultimo cassiere di un supermercato che sta per chiudere
Ho preso solo una tazza di cioccolata della macchinetta di quelle che
sanno di idrocarburi e polvere di mosca rovente come una e
senz'accento in un sms d'amore
La chiattona a fianco a me legge un giornale pieno di modelle magre e
avvenenti
Io il giornale lo scrivo e lei sogna di perdere peso magicamente
Un giorno ti arriva un upgrade software e scendi di peso del 40% e sei
più alta di una spanna e ti si alza il culo e fai un film e ti mettono
sui giornali
E qualcuno prenderà quei giornali per farne cartocci di semi
coriandoli per party da due soldi involti di panini fondi per le
gabbie degli uccellini pieni di cacate
La metro si ferma
Pure qui in svezia la gente scende e scappa via
Sono triste come il robot della skoda che monta l'ultima automobile
prima di uscire di produzione
Non si può fare tutto bene
Non si può fare tutto
Non si può fare
Non si puo.

giovedì, settembre 18, 2008

Che farai da grande?

Chinasky a domanda rispose
"il vecchio" e mai affermazione più corretta fu fatta
Ottimistica per giunta, eh si perchè da grande uno potrebbe anche
morire o diventare cieco o chissà
Nella roadmap della vita l'unica milestone che puntuale rispecchia le
previsioni è la vecchiaia
Perchè prima o poi arriva: tutto è relativo una cippa

giovedì, settembre 11, 2008

Ramadan

A ten minutes dall'olanda mi ritorna in mente il motivo di curnutone

Mica so' fess
I chiav 'u stess

Oh tess

Ché, volendo analizzare il punto di vista del filosofo, pur essendo
cornuto non c'è piú grande soddisfazione di saperlo, sapere che anche
gli altri lo sanno ed ugualmente godere della chiavata.
Universale democrazia minimalista
Beato è l'uomo che non desidera più di quello che ha, insomma
Perchè un cornuto che chiava è metaforicamente un attentato al mito
del playboy, una abboffata di sagace egoismo di fronte al ramadan
psicologico al quale veline e palestrati vorrebbero costringerci
Al di la' di convenzioni e moralismi, oltre ideali e metafisiche
l'importante è venire: lo diceva pure Mina

Oh yess