giovedì, ottobre 30, 2008

estate

in svezia d´estate
ti senti piú vicino al sole
in bilico sul margine del mondo
prima di cadere
in un inverno senza fine

martedì, ottobre 28, 2008

internet?

la radio ha smesso di gracchiare
sull'internet non piove mai
in metro alle otto del mattino
il fiato della gente sa di vino
centinaia come me
viaggiatori chiusi
in armadi da palestra
montati su binari
che fanno scivolare via il pianeta

ho un turbante arancione
e una larga ascia bianca
mi attraversa sotto il mento
da parte a parte
sull'internet non ci sono
perturbazioni, niente lampi
mai gocce a lavare via
l'arancione della mia casta
i folti baffi neri
a metà strada tra
il turbante e questa amaca bianca
che copre la gola sino alle orecchie
nell'istante in cui li vedrete
saranno finti ed elettrici
calvo, tatuato dietro al collo
sono l'occidente
che lotta per tramontare
su quest'internet dove il cielo non esiste

lunedì, ottobre 27, 2008

la banalita' delle cose

confortanti come solo la banalita' delle cose può essere, combinarla
grossa, entrare in cucina correndo, a trent'anni suonati, gridando
mamma aiutami guarda come sono nato male, guarda come sono
diventato... non è questa la vita che sognavo quando aprii gli occhi
la prima volta...
e quelle parole
confortanti
come solo
la banalita' delle cose può essere


ti sussurrano che non è niente, passerà, non preoccuparti, ti cullano
su un letto di acciaio
e un altro giorno passa duro
sai di avere in mano un pugno di mosche,
e quando guarderai nel palmo aperto
non ci saranno più neppure quelle

venerdì, ottobre 24, 2008

rain

guardo in basso
fuori di me pioggia passata
ombre si riflettono negli specchi
scuri e immobili che coprono
chilometri di asfalto
e un grido senza voce
qualcuno giura di aver sentito
contro questi piccoli insetti
elettrici che succhiano via
quel poco di autentico
che la vita ci ha lasciato
dentro i caldi
cappotti d'autunno

domenica, ottobre 19, 2008

creazione?

dopo la guerra alcuni si salvarono, tra essi gli tanto infamati medici
che con crudeli quanto rischioso esperimenti si erano distinti nella
ricerca per creare un dio sintetico e un uomo diverso, tutto da zero.
non tutti ci credono, ma questi dottori riuscirono nel loro intento,
deliranti nella loro nuova onnipotenza, erano invincibili.
furono proprio loro a chiedere loro di andare via, schifando questo mondo
tanto da mettersi su un missile e farsi sparare nello spazio infinito,
con il loro dio artificiale ed un carico di coatti da esperimento.
giunti che furono in mezzo al nulla, liberarono questo dio e stettero a guardare;
tre giorni ci mise, come da programma, a creare.
metter su un nuovo mondo quando già si aveva l'esperienza di un altro bell'e fatto
era facile come montare un mobile ikea.
per l'uomo questa volta vollero procedere in maniera scientifica,
decisero di creare cinque o sei prototipi e di adottare un approccio selettivo,
scegliendo colui che si fosse dimostrato il più robusto alla fine
di un paio di secoli di rodaggio.
"utilizzeremo i coatti come materia prima, il nuovo dio esaudirà
i loro desideri e sarà arbitro unico".

detto fatto.

il nuovo dio si presentò a ciascuno dei prototipi con il catalogo della vita,
per agevolare i loro desideri futuri,
e tutti immancabilmente fecero una e una sola richiesta.

la patata

gli scienziati anche in questo nuovo mondo non erano riusciti ad eliminare
quell'accento di tamarro che poi è il sale della vita.

e patata fu, di tutti i tipi, nera, gialla, a forma e colore di albicocca, di prugna, di occhio tumefatto, taglio alla Lucio Fontana, di vulcano e buco nero, gonfia e liscia e ispida e carnosa e secca e niente potè fermare la creatività
di questo dio un po' ottuso ma onnipotente.
e attaccata alla patata vennero le more voluttuose e le bionde capricciose e le rosse sensuali e prepotenti e le calde castane e pure quelle senza capelli (che pero' non si prese nessuno), fu un tripudio di voci femminili e di pelo, un vero
luna park del sorriso verticale.

I poveri novelli uomini ebbero un bel daffare per soddisfare
quel tale impazzito gineceo insistente e sempre insoddisfatto
non si finiva con una
che si iniziava con un altra
e intanto le stagioni passavano su un cielo indifferente
che nessuno aveva ancora notato

ornamento inutile ma non superfluo,
la donna gravitava attorno alla patata
e dentro le menti confuse di quei poveri animi primordiali
che ronzio era diventata la vita!

Sino a quando un certo Armando ando' stanco da questo dio
e gli chiese per favore un po' di tregua

così dio inventò l'amore, e, tanto che c'era,
cambiò il nome ridicolo di quell'uomo in un altro
più gradevole
che ora non ricordo.

era una notte tiepida di lana

era una notte tiepida di lana
alcuni uomini dall'aspetto pesante
indossavano completi tirolesi
e pantaloni alla zuava
nonostante tutto fosse così moderno
quelle camicie a scacchi
e quelle calze al polpaccio
muovevano il mondo verso
un centinaio di anni prima
era come se avessero tostato l'aria
mi sentivo fragile di carta
il mio movimento era un
crepitante fragrante frusciare
non c'era spazio per i giapponesi quella notte

mi dissolsi in quel mondo
neutrale come una foresta.

era una notte tiepida di lana

venerdì, ottobre 17, 2008

romantico blues


il testo non basta per tutto quello che ho da raccontare, ti basti sapere che ci stiamo dirigendo verso Berlino nord, dove, se l'ex bambino prodigioso perderà il vizio di fare PSST PSST prima di fare pipì, il papi gli cambierà la porsche... guarda come sono soffici queste nuvole, tanto da sciogliere il sole così lontano, di sotto vienna ignara indaffarata, bravi figli di famiglia che, insomma, fanno notare al papi che è arrivato il momento di cambiargli la porsche.
siamo a tanto così da sganciare la bomba, è solo questione di un attimo tagliare questa ovatta immobile e mettersi qualche piede sotto la coltre, all'ombra da questo sole, l'ultimo che giù di sotto potranno godersi.
il vecchio magro dai capelli bianchi sparsi nelle tre dimensioni seduto in posizione 6C si sbottona il colletto della camicia giá troppo larga liberando calore appiccicoso di maglia di lana. è questione di un attimo, il pilota abortisce la manovra e si allinea per l'atterraggio; il mio vicino mi confessa nella sua lingua madre a me ignota che bevendo l'acqua liscia mentre si sorvolano le alpi e tenendo in bocca senza masticarla la caramella argentata che la hostess ti offre, puoi ottenere il ritorno della donna amata o, a scelta, una lunga erezione

antisognando

non posso dormire
la palpebra sinistra mi vibra cercando di aprirsi mentre la vorrei
chiusa e chiudendosi alla prima luce
ho undici metri di viscere che sono un cobra che ha appena ingoiato un
pallone da basket e vorrebbe cagarlo via
la pelle mi si squama sotto quest'aria artificiale, non mi
ricongiungerò più con i capelli persi, cara la mia novella mamma,
quante volte dovrai compiere quarant'anni prima di riposare come
quando avevi l'età del bambino che porti arrampicato sul collo come
una scimmia nuda
ho nella borsetta di carta griffata vuitton un po' di aria presa
lontano dalla cittá ma non basterà per tutti
non si può riposare
qualche pezzo di me che ho conosciuto tempo fa ritorna a vivere in
partì del mio corpo che ci tengono a farmi sapere che sono la', una
sensazione rassicurante di sapere che poche ore mi dividono da un
giorno tutto nuovo
un tipo con una scatola piena di api inciampa nel parco chiazzato
d'autunno, lo sciame corre impaziente a rovesciarsi fuori, assumendo
figure strane e cangianti nel cielo bianco, in quel momento i bambini
che tornavano da scuola si fermarono tutti in insieme appoggiando a
terra i pesanti zaini colorati, con gli occhioni sgranati in alto
incantati e sognanti da quella armonica nube acrobatica
il signore delle api mi confessa senza muovere la bocca di aver
liberato lo screen saver mandato dal cielo per distrarci un po'
intanto che dio si prendeva una pausa
forse in quel momento non avrei dovuto, ma ci credetti, gli lasciai
l'aria che avevo raccolto non ricordo più dove, e mi sedetti sulla
scatola vuota a guardare le api giostrare sul sole come la matiglia
del torero gioca con il suo toro
e mi addormentai, dimentico del mio occhio e del mio stomaco

finezze

ex-colleghi di h3g in bilico tra la strada e la cassa integrazione
loro che ci guardavano arricciando il naso quando ci amputarono via
le cose vanno così, se quando c'è da fottere sei in prima fila, hai
eccellenti possibilitá di finire come lo spermatozoo in un
preservativo annodato: nonostante il tuo potenziale nessuno ti aprirà
mai.

giovedì, ottobre 16, 2008

Giorno dalle labbra secche

una coltre beige appanna i vetri senza sole di questo avamposto ai confini dell'impero, il limes è stato fortificato giusto ieri e i cinesi, che si dice stiano già sguazzando nel mar nero, si spera non riuscano a superare la barriera di suv in doppia fila messa qui a proteggere i nostri parcheggi.

da lontano il ritmato tip tap dell'armata rossa disegna cerchi sulla superficie di questi laghi meravigliosi, impedendo loro di dare, a noi che guardiamo giù, il disegno fedele di quello che succede in cielo.

boati e rombi e le colonne di auto nel traffico oscillano al ritmo di esplosioni nella stratosfera, mi indigno bonariamente quando leggo l'SMS dello chef di Superman che mi confessa di avergli fatto mangiare
le cozze crude per colazione.

il lucidalabbra che ho comprato al duty free è un tubetto con all'estremità una cappella di plastica dalla quale fuoriesce una pomatina biancastra, visto da lassù penseranno che abbia divelto il pisello a Big Jim per mia libidine personale; lesto avvito il tappo e metto in tasca furtivamente, l'aria elettrica di lampi marroni, e mi avvio in taxi verso un altro giorno dalle labbra secche.

mercoledì, ottobre 15, 2008

il malefico calzino grigio a losanghe nere



troie rumene andreste mai con questo?


Posted by ShoZu

Romania

abbiamo lasciato la danimarca ore fa, su un aereo poco più grande di
una fiat panda, il mio vicino a sinistra tocca con le corna la
cappelliera e sta inclinato verso di me. per tenerlo lontano mentre
dorme gli ho diretto verso l'orecchio la mia bocchetta dell'aria, non
si sa mai gli venga un sogno romantico e mi appoggi il capone sulla
spalla.
alla mia sinistra vedo risplendere una vivace macchia rosa nel
grigiore di questo traghetto volante, un signore giá ipotecato per la
terza età con un folto barbone grigio, pantaloni a rilievo marrone
gessato giacca bordeaux che sembra la vestaglia di boy George, calzino
grigio a losanghe nere corto camicia di jeans e mento vistosamente
sporgente, si sta sfogliando una bella rivista patinata con in doppia
pagina il culo del mese.
si è proprio un giornale porno quello che ha in grembo, non che sia
obbligatorio studiarsi la tavola periodica degli elementi ad ogni
viaggio, però sono cose che hanno il loro perché, me misero che ligio
al dovere mi spupazzo un powerpoint al Computer mentre il giornale del
mio vicino si solleva magicamente dalle sue ginocchia, gravido di
silicone sotto l'effetto dirompente di una erezione ad alta quota.
mi chiedo: sarà un produttore di porno che ripassa il suo prodotto o
semplicemente un puttaniere che si reca in questa disneyland rumena
sulle orme di Topolona?
e, nella seconda ipotesi, chi andrebbe con lui?

cielo


dentro galeotti

Posted by ShoZu

cielo


fuori poesia

Posted by ShoZu

cielo 2

oblò occhieggianti
sui fianchi dell'aereo
lucine furbe
dietro i finestrini tondi
manovrando ognuna
una leva di individualità
destini galeotti in questa
compatta lucida alata supposta
che spinge per andare
in culo al cielo
ma qualcuno sposta il cielo più in alto
ogni giorno un po'

bombe

il buio scorre sotto le ruote del mio taxi e poche sono le luci in
quest'ultima ora della notte, per me giá andata via con un movimento a
spirale nel gorgo del lavandino insieme a un dentifricio che sa di
menta e di me
com'è vicina arlanda, com'è veloce sentirmi ancora una volta in aria,
tre canzoni, quattro magari e questa carta dove qualcuno ha mischiato
il mio nome con dei numeri sconosciuti si aggrava di miglia e di me
quelle volte in posti lontani, quelle notti a riscaldare i sorrisi
degli amici con cocktails ghiacchiati, quando si costruiva l'alba per
passare sotto la sua volta ed entrare nel letto accogliente dopo un
ultimo saluto alle colonne di san lorenzo, quando ci si voltava le
spalle pur di non perdonarsi e ci si perdonava per sentire ancora una
volta il brivido della vita salire per le gambe e colpire qui
qui dove adesso corre un taxi verso un aereoplano che ha i motori giá
accesi per me; continuate pure a squillare miei cari telefoni muti, il
sole entra giá dalle finestre senza tende, sono vivo ancora
una volta e non ci saranno bombe da sganciare su di voi, coloro con
cui dovrete chiacchierare dormono ancora, ignari di noi e di questa
notte sciolta ormai.

martedì, ottobre 14, 2008

preghiera del manager

mio dio che infrangi il muro
di 60 email all'ora
grazie per averci dato
la consapevolezza
di essere importanti
pezzi grossi
nel vortice del business
grazie per averci tolto
il tempo del pranzo
a te eleviamo il nostro
afflato di topo morto
che l'ora di lavarci i denti
è lontana ormai
inginocchiati sugli spasmi
di una colica da stress
dacci un ultimo momento di calma
per riuscire ancora
a trovare un angolo di cazzeggio
e girare il mappamondo
puntando un dito a caso
che parta sommesso
un intimo vaffanculo
possa in questo istante
colpire il collega lontano
sotto il nostro indice

Natale sull'isola

milioni forse, questo no,
non mi da' coraggio e conforto
milioni di persone forse, questo no,
non mi da' speranza e allegria
la bassa marea scopre rughe e cellulite

qui sull'isola il vino è finito da un paio di giorni che paiono mesi
sulla mia vita trovarono scritto
"da consumare preferibilmente in poco tempo, non ci sono effetti collaterali"
erano i giorni in cui potevi avere in giardino un cavallo bianco
e un pinolo di bagnoschiuma vidal sulla mensola vicino alla vasca da bagno

tra venti anni verrá natale mi promisero tempo fa,
e adesso credo proprio ci stiamo avvicinando
se non è questo,
sicuramente il prossimo sarà natale,
e allora chissà se cambierà qualcosa

cieli striati di bianco appena appena,
da molto non si vedono più le linee lasciate dagli aerei,
maldestramente elaborate dal vento freddo di quelle alte quote.
e il vino è finito qui sull'isola
non importa quanti milioni forse di dollari

no, forse questo
non è l'anno in cui
arriverà il natale
magari è arrivato
e nessuno se n'è accorto

lunedì, ottobre 13, 2008

Cicciobello Nero

caduto dal cielo bagnato di inutile pioggia
destinato dal marketing sovrano ai mondi aperti
di camerette di bambini dal doppio cognome,
mobiletti in legno chiaro;
stagione d'autunno, opulenta di vernice e diossina.

luci lontane, prima dei monti senza neve,
il babbo e la mamma qui piantarono il cartello
della brianza denuclearizzata,
lo stesso all'ombra del quale crescono i nostri figli.
com'è diventato grande, questo cartello.

cicciobbello negro sono io,
legato ad un trono di polistirolo
e sul mio passaporto la stella
per proseguire la scalata al mondo
iniziata dal fratellino biondo.

ci insegnarono a piangere
quando le nostre piccole mamme
ci privavano sadicamente del ciuccio.
io attaccavo con le lamentazioni
quando me lo rimettevano.

lacrime senza rumore,
non si so se di plastica o acqua,
i miei occhioni lucidi
sotto quei riccioloni ispidi
che nessun bimbo riuscirà mai a pettinare.

notti intere dei corti giorni dopo la befana,
io piangevo; cosa ne sai
di quello che fa battere il mio cuore.
difetto di fabbricazione, dissero,
ma io piangevo perché ero

negro

mamme ancora fumanti di sessantotto democristiano,
nostrano come un panino con la salsiccia mangiato in macchina,
sotto il tetto rosso del Mac donald's,
incombente, pesante e inutile come il nostro futuro
e capelli bruciati di permanente e dita gialle di sigarette

mamme... lo sguardo ipocritamente dolce di tutti voi mi evitava nel negozio di giocattoli,
con quella egoista certezza che comunque altri, indefiniti,
si sarebbero presi cura di me, altre bimbe mi avrebbero adottato,
ma non le vostre, destinate all'ariano bambolotto biondo
germanico, florido, flaccido e micropenico

avevo il cuore duro allora, ero più giovane,
la prima volta che una bambina mi tolse il ciuccio
una lacrima bianca rigó le mie guance nere e cicciotte e,
mentre un lampo di cretineria misto a terrore
illuminava gli occhi borghesi della mamma,

un gonfiore tra le gambe di quel mio pagliaccetto
un tremore misto a curiosa voglia, e la donna tirò via quella figliolina.
e da allora neanche le diafane luci dei neon della standa
poterono, pur per un istante solo,
sciogliere un po' della mia cioccolata, scoprendo un ricciolo color dell'oro.

o mamma che non mi ha mai comprato,
la tua bambina è una figa di legno
che parla al cellulare ad alta voce
paga di un lavoro a basso costo
e di un master in pompineria.

o tu che non hai mai giocato con me
non potrai mai sapere che inventai la musica rap
giro tra culi appesantiti da brillanti e catene
e vivo da tempo in una casetta
in cima al ghiacciaio dell'indifferenza umana.

non piango più, ma ho sempre il ciuccio in bocca.
perché se me lo tolgo, mi cago il cazzo.

che vuoi fare, mio amore sconosciuto, si muore un po' per poter vivere.

domenica, ottobre 12, 2008

low-cost war

I found you on ebay for a dollar less
Surplus from the big Chinese family
Runaway from the gynoecium's nightmare
 
With a freeware software
I translate your name in the language of love
Spoilt Begonia
 
You hairs taste of burning copper and plastic
That night was so long
At noon we still staring at the sky
 
Waiting for the bombardiers´ rumble
Our name written with a piece of chalk
In the pregnant womb of nuclear gift
 
You whisper "come come"
White clouds without deepness
You wait for death and destruction
 
Few sits in business-war
Every boy brought arms from home
Or could buy on board
 
"you will be with me on a history book"
You whisper while I listen to an MP3 in loop
And the sun turn the shadows away from us
 
From the sea a neutrons sunset will greet us
Our bodies dissolved in the name of an idea
That we did not enough time to understand
 
Me and you on the screen riding the X-hour
 A bag full of kindergarten wastes
Won the low-cost battle
 
And the sand lashed
Our skin spotted by Nescafe
We will come back home on bus without ticket

venerdì, ottobre 10, 2008

wonderbrawoman

la ragazzina era graziosa
ma aveva due foche
doppia razione di patata
e delicati capelli biondi
il telecomando per accenderla
aveva le pile scariche quella notte
nessuno potè possederla
e si addormentò sul divano
senza dire una parola di più.

giovedì, ottobre 09, 2008

il guardiano della fava

sono qui seduto su questa sedia foderata di bianco con il mio portatile appoggiato sulla tovaglia bianca con le spalle alla porta d´entrata di questo museo russo
vicino ci sono le guardie, dei ragazzetti caduti in vestiti di varie taglie piú grandi. secondo me quando gli arruolano sanno che nel giro di pochi anni diventeranno baffuti marescialli chiattoni e quindi gli danno i vestiti adatti, tanto qui in russia nessuno ha fretta, il tempo e la vita sono degli optional, eccetto per le prostitute (che peró qui mancano, mi sa che la fica qui viene esportata soprattutto, a giovamento dei fessi nostrani e degli internationals pappons)
la vecchia qui a fianco a me fa la guardarobiera e la guardiana della toilette; mi sono seduto qui perché non ne posso piú di vedere e sentire questi video alienanti di giovani coppie che passano la vita davanti alla TV e a chattare da una stanza all´altra
perché essere televisionario significa essere sempre connesso
chattare
vedere la TV
non chiavare mai

oppure, come me, fare tirocinio per un posto da guardiano dei cessi in russia

mercoledì, ottobre 08, 2008

denti d'oro blues

l'email dice "ieri"
un bicchiere di vino rosso che sa di ciliegia e questi russi che si dicono parole gentili frasi cortesi versi d'amore con una gestualità verbale da gaglioffi avvelenati da galeotti navigati.
il mondo ha rubato loro grazia e dolcezza, tutti schiaffi e sudore quello che resta di un animo soave, sputato via in una amara bestemmia.

ad ogni modo hanno fatto bene ad inventare il comunismo perchè sono troppi.

troppa vodka fa male

ieri sera ci hanno praticamente cacciato dal museo della scienza e della tecnica dove stiamo lavorando, allora mi sono accodato a questo gruppo di svedesi
gli svedesi non sono eccessivamente diversi dai russi, ho la sensazione che si orientino bene tra grandi bevute e freddo polare anche se devo ammettere che i russi sono un po´ piú sporchi e c´é l´inquinamento, e il traffico e le russe si vestono come nei film di gangster anni ´50 con gonne al ginocchio giacchette strette e tacchi altissimi e vanno in giro con questi machi (non maschi) russi infagottati in tute adidas di acetato con sopra un giubbotto di pelle, di solito sformato, e di sotto scarpe tipo mocassino con calzino da tennis bianco corto.
Insomma tipi cosí, di quelli che tutti noi abbiamo visto sulla strada che porta a Zingaronia.
comunque che ne so io? come posso giudicare, io che ho visto solo Stoccolma e Mosca? Magari a pochi chilometri da Stoccolma ci sono dei centri abitati dai veri svedesi puzzolenti e calzinomani e magari fuori da Mosca la Russia non é poi cosí inquinata e ci sono bei tipi biondi e ben vestiti con i loro pittoreschi costumi rossi e bianchi da contadini e ci saranno anche gli scienziati nucleari con i loro camici bianchi e gli occhialoni quadrati che usano per guardare meglio gli atomi.
Io in finale della Russia non ne so ancora niente: dovró farmi un visto permanente e venire qui piú spesso; fatto sta che fa caldo e c´é il cielo grigio che piove una pioggia appiccicosa, pare di stare sotto una doccia fredda mentre il mondo suda... insomma mi sembra Milano ´sta Mosca.
Dicevo che mi sono aggregato agli svedesi e sono finito nella metropolitana, un fiume di gente, ma non un fiume bello pittoresco, una specie di Gange di persone con i treni che sembra che gli abbiano comprati dal set smantellato di Flash Gordon, guardavo le plafoniere dentro il vagone, anche perché non potevo guardare da nessun´altra parte, ero come il cannellone di Alan Evans che non é una cosa fallica come si potrebbe pensare: Alan Evans e la sua fiansée Rowena (rovina)si sono fatti i cannelloni solo che invece di metterli orizzontali li hanno messi in una scodella verticale, una cosa a metá tra la dinamite dei cartoni animati ed una torta piena di sugo. Ecco ero come un cannellone di quelli, stipato tra altri cannelloni e potevo solo guardare la plafoniera a neon del vagone della metropolitana. Ho pensato che plafoniere come quelle, dei lunghi parallelepipedi di luce bianca fissati ad un cielo giallino da un bordo pitturato in finto argento/grigio militare tenuti su da viti a taglio... con i bordi consumati.. con dentro una luce consumata, ecco di quelle plafoniere non ne vedevo piú dal tempo dei ultimi dancing sul mare che noi adolescenti post punk ereditammo dagli anni ´50.
mi sono chiesto come mai anche le plafoniere si cosumano, come se fossero delle scarpe o delle sedie, solo che non le tocca nessuno, stanno cosí fuori mano appese lassú, eppure si consumano come tutti gli oggetti. Sará l´aria nucleare di Mosca che ha degli atomi che spassano e ogni tanto mangiano dove gli uomini e le bestie e le piante non possono arrivare, sará il fiatone di miliardi di persone che infesta la metropolitana, anche se non lo credo possibile: i treni hanno in alto delle specie di branchie da dove entra l´aria, ma magari da lá entrano gli atomi instabili che poi rovinano tutto e fanno casino. mah.
le porte dei treni sembrano ghigliottine orizzontali, si aprono e si chiudono con le persone e le giacche e le borse in mezzo tutti belli stipati e la metro riparte e arriva a duecento all´ora, il mio consiglio da viaggiatore é di farsi spingere dentro da un paio di chiattoni e di far rischiare a loro di affettarsi il culo sporgente dalle gallerie russe. sceglietevi dei chiattoni che non puzzano peró altrimenti, vabbé che lo dico a fare?
finalmente esco dalla metropolitana e fuori era buio e pioveva poco ma fitto, con queste strade lucide e queste luci lacrimanti e quest´aria di periferia americana che solo Mosca puó avere, per il clima avrei potuto dire cambogia o india o malesia o pådåniå o tutti quanti questi posti messi insieme.
mi sono infilato in un supermercato con gli svedesi, con la ferma intenzione di non comprare vodka e di guardare soltanto e ne sono uscito con quattro bottiglie di vodka: sono cosí carine, da mezzo litro ciascuna, alla fine che sono mai due litri di vodka in confronto all´infinito? comunque quella che avevo comprato l´altra volta era ukraina, questa qui aveva l´orso bianco stampato sul vetro, quest´altra le scritte russe tutte rosse insomma quattro tipi diversi di vodka a 3 euri la bottiglia erano il minimo che ogni buona madre di famiglia avrebbe potuto comprare per nutrire la sua prole, e quindi perché non osare anche io? e per non sentirmi in difetto nei confronti dell´infinito di cui sopra, mi sono aggiunto un regalo di una bottiglietta piccola da 25 cl che entra giusta giusta nella valigetta dal perfetto ubriacone e dalla quale ho attinto una piccola campionatura alcoolica giusto per dimenticare la pessima cena dell´hotel e per avere il coraggio di lavorare sull´ultimo powerpoint prima di andare a letto.
un powerpoint prima di andare a letto in russia (ma anche in altri paesi) é come farsi fare un clistere da un africano che non parla la tua lingua, é come voler rinunciare alla vita volontariamente, come resuscitare dalla tomba per entrare nel mondo dei morti, come vedere Dio che ti tocca la fronte con un dito e capire che Lui non avrá tempo di dare un´occhiata al powerpoint, ed in un istante acquisisci la certezza che ogni lavoro da te fatto nessuno lo guarderá mai e nessuno l´ha mai guardato, in fondo anche quello che si é fotografato il culo per una mostra d´arte se lo sono dimenticati nel giro di un paio di email.
ma con il raggio di sole della vodka nello stomaco ho creduto di avere il coraggio di scrivere una dichiarazione di guerra con arroganza nazista verso il mondo intero, di mandare il pianeta a fare in culo, di dare una pennellata di stile a questi bit sbiaditi, ho avuto persino la sensazione di essere magro, e mi sono messo l´iphone nelle orecchie e mille canzoni sono partite a tutto volume e nel giro di cinque sigarette fumate accanto alla finestra del diciottesimo piano dell´ala no smoking dell´holiday inn di questa cittá mi sono trovato a letto felice e soddifatto di un´altra giornata di merda con lieto finale a sorpresa



salvo svegliarmi alle quattro con Qui Quo e Qua che si facevano uno spinello nel mio stomaco bruciando il manuale delle giovani marmotte sempre nel mio stomaco in un giorotondo la mia testa era come un pianeta del sistema solare di un video dei Divo e la mia buona stella che mi guarda e mi ricorda che sotto di me il mondo é tappezzato della moquette buona dell´albergo e che la voce "ristrutturazione camera, ripitturazione pareti e disinfestazione di tappeti causa vomito cliente ubriaco" non é contemplata nei rimborsi spese.
ho dovuto di malavoglia andare in bagno e mi sono sentito demodé, la mia giovinezza acquistita in poche ore se n´é andata davanti allo specchio... in un istante ho acquisito la consapevolezza che

la vodka disidrata il culo e la faccia.

lunedì, ottobre 06, 2008

Dio fammi essere ateo come quest'uomo

"Dio che non esisti ti prego
che almeno su questa grande nave
che mi porta via
le cabine siano... siano ben aerate" ...
"Ma se non esiste, perché lo preghi?"
"Non esiste fintantoché io non ci credo
finché continuo a vivere come viviamo tutti
desiderando, desiderando
ma se io lo chiamo"...
"Troppo tardi..."
"Per la forza terribile dell'anima mia, forse vile, trascurabile in sé
però anima nella piena portata del termine,
se lo chiamo verrà".

i giorni perduti

Qualche giorno dopo aver preso possesso della sontuosa villa, Ernst
Kazirra, rincasando, avvistò da lontano un uomo che con una cassa
sulle spalle usciva da una porticina secondaria del muro di cinta, e
caricava la cassa su di un camion.
Non fece in tempo a raggiungerlo prima che fosse partito. Allora lo
inseguì in auto. E il camion fece una lunga strada, fino all'estrema
periferia della città, fermandosi sul ciglio di un vallone.
Kazira scese dall'auto e andò a vedere. Lo sconosciuto scaricò la
cassa dal camion e, fatti pochi passi, la scaricò nel botro; che era
ingombro di migliaia di altre casse uguali.
Si avvicinò all'uomo e gli chiese: << Ti ho visto portar fuori quell
a cassa dal mio parco. Cosa c'era dentro? E cosa sono tutte queste
casse? >>.
Quello lo guardò e sorrise: << Ne ho ancora sul camion, da buttare.
Non sai? Sono i giorni >>.
<< Che giorni? >>
<< I giorni tuoi. >>
<< I miei giorni? >>
<< I tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li aspettavi,
vero? Sono venuti. Che ne hai fatto? Guardali, intatti, ancora gonfi.
E adesso...>>
Kazirra guardò. Formavano un mucchio immenso. Scese giù per la
scarpata e ne aprì uno.
C'era dentro una strada d'autunno, e in fondo Graziella la sua
fidanzata che se n'andava per sempre. E lui neppure la chiamava.
Ne aprì un secondo. C'era una camera d'ospedale, e sul letto suo fra
tello Giosuè che stava male e lo aspettava. Ma lui era in giro per
affari.
Ne aprì un terzo. Al cancelletto della vecchia misera casa stava Duk
il fedele mastino che lo attendeva da due anni, ridotto pelle e
ossa. E lui non si sognava di tornare.
Si sentì prendere da una certa cosa qui, alla bocca dello stomaco. L
o scaricatore stava dritto sul ciglio del vallone, immobile come un
giustiziere.
<< Signore! >> gridò Kazirra. << Mi ascolti. Lasci che mi porti via
almeno questi tre giorni. La supplico. Almeno questi tre. Io sono
ricco. Le darò tutto quello che vuole. >>
Lo scaricatore fece un gesto con la destra, come per indicare un
punto irrangiungibile, come per dire che era troppo tardi e che nessun
rimedio era più possibile. Poi svanì nell'aria, e all'istante
scomparve anche il gigantesco cumulo delle casse misteriose. E l'ombra
della notte scendeva.


Dino Buzzati

massima preferita

oggi ho avuto l'illuminazione
ah! se solo avessi più memoria
al momento giusto saprei trovare
la frase che calza a pennello
e invece
sparo cazzate, così, gratuitamente

il mio motto è
"meglio tacere e dare l'impressione di essere scemo
che parlare e togliere ogni dubbio"
mi dispiace solo che sia cinese
perché io i cinesi non li posso soffrire
vabbè sopravviveremo anche a questo.

venerdì, ottobre 03, 2008

windows vista

ebbene si
stavolta niente amenita' trash
oggi vendiamo robba seria su 'stò blog SIGNO'!!

mi hanno dato questo portatile enorme, un tavolino da caffè senza zampe
superveloce supermemoria megadisco
di quelle robe così insomma da un milione di dollari
accendo
parte windows vista 32 bit
20 minuti solo per vedere il mouse muoversi
parte un upgrade che erano le cinque e mezza che avevo giá messo la
roba nello zaino per andare a casa
erano le dieci e mezza si sono spente le luci dell'ufficio e sta
schermata blu e verde era ancora fissa su un' inquietante fase 3 con
un improbabile 97% di progresso
insomma ho cenato più o meno alla stessa ora di Bill Gates solo che
lui era avvantaggiato da qualcosa come 10 ore di fuso orario
questi miliardari
insomma alla fine parte il giorno dopo stò laptop
lento come se avesse la uallera
cinque chili e 20 pollici di mostruosa lentezza powered by windows
vista 32 bit
ha fatto il suo lavoro a fatica
manco avesse il carbone nella ram
mi ha fatto fare così tardi che alla fine avevo i marziani stitici a
permanente bivacco nel mio stomaco che mi svegliavamo con incubi di
cartone ogni notte alle 3 e mezza
oggi ho detto basta
io ti cancello caro mio
addio al tuo disco che swappa
non masturberò più il tuo pad cercando di eccitare un cursore moscio
e basta a queste mille finestre che mi offrono di memorizzare delle
password di cui non me ne frega un cazzo
odio quel messaggio che mi dice che il hp ha pronto il backup per
tornare indietro quando voglio
MA CHE TORNARE INDIETRO!
mondo ti odio
lavoro di merda morire appresso a ste macchine
l'alternativa di oggi era di smazzarmi una quintalata di email

quindi ho preferito fuggire dalle email e distruggere
contemporaneamente questa fetentissima installazione di windows vista
gentilmente implementata da accapì

così non faccio email e non ho neanche la demo per i russi

ho installato ubuntu linux 64 bit
modalità brasamento fusione fredda del disco

azz ha funzionato

senza il peso di vista il fregno s'è messo a correre di brutto
tempo dell'operazione 20 minuti scarsi
adesso è una supermacchina degna del suo peso e del suo prezzo
ma pensa un po'

avendo fatto presto
non essendo accaduto il disastro digitale che m'aspettavo
...
sono ritornato a giocare l'ennesima partita di scarabeo sullo
scacchiere di outlook

giovedì, ottobre 02, 2008

se

se ti faccio male
tanto passerà

incubo gay

torna da noi quando
I peli del culo ti saranno cresciuti
ti dissero molte minchie fa

e ora il sole sfungia impietoso le fave
dei tuoi sudditi dai muscoli lucidi
e dalle scarpe a punta

guarda qua ninetto davoli
dicesti ridendo e mostrando
il pelo riccio e folto dell'altro
tuo volto con un occhio solo

e mentre i froci chiusi nella
casa di barbie giocavano
a cotonarsi i peli del culo
incantati dopo il concerto
di Amy Winehouse
esplose l'ipod che portavi
nelle mutande e tutti i tuoi segreti
nutrirono i podcast degli arraphao

oggi nella festa del nome tuo
sciampisti negri benedicono
le tue virtù passate a miglior vita

beati siano coloro che ti fanno gli
auguri il giorno di Natale

oh com'è salato il conto di questo ristorante dove il menù vanta i piselli al dente e la lingua alla fava 

il cameriere non dice mai di no e guida una harley e sa suonare lo
xilofono sugli orinatoi dell'autogrill

non piangere nonno se non siamo diventati come tu ci volevi

se sotto la cravatta da manager portiamo il fardello che i village
people ci lasciarono in eredità

tu ci donasti questi feromoni
che dominano le nostre palestre
'che siamo ancora figli del generale cluster
stregati e divisi tra la canna del fucile
e il totem dalla cappella porcina

mercoledì, ottobre 01, 2008

filosofia da scrittore

e' possibile che non appena uno scrittore americano di fantascienza o
romanzi gialli diventa famoso debba necessariamente scrivere un libro
con le sue riflessioni filosofiche sulla società contemporanea?
sembra sia un obbligo, una tappa fissa, forse sono gli editori che lo
richiedono, che chiamano lo scrittore e gli fanno mo' che hai
pubblicato nove libri dobbiamo cavalcare il momento dire a questo
pubblico di americani (sono gli unici fessi che ancora giudicano i
libri dalla copertina) che questa società non va bene che siamo pieni
di oggetti inutili che si sparano in mezzo alle strade che a 80 anni
l'americano medio muore che internet disorganizza l'informazione che
l'europa esisteva prima dell'america e altre ovvie amenità didattiche
da asilo che fanno di ogni scrittore un filosofo e di ogni americano
un intellettuale
perchè per un pugno di dollari puoi comprati una sbirciata sulla
realtà che Mac donald non riesce a darti compresa nel prezzo di un
menù
ed essere cosciente, seppur per poco
che gli italiani hanno la pelle Bianca
che gesù cristo non è nato a Roma
che il tonno è un pesce e non una roba che nasce in scatola
che tutto quello che è americano in realtà è prodotto in Cina

che le drag queen hanno il cazzo