lunedì, ottobre 06, 2008

i giorni perduti

Qualche giorno dopo aver preso possesso della sontuosa villa, Ernst
Kazirra, rincasando, avvistò da lontano un uomo che con una cassa
sulle spalle usciva da una porticina secondaria del muro di cinta, e
caricava la cassa su di un camion.
Non fece in tempo a raggiungerlo prima che fosse partito. Allora lo
inseguì in auto. E il camion fece una lunga strada, fino all'estrema
periferia della città, fermandosi sul ciglio di un vallone.
Kazira scese dall'auto e andò a vedere. Lo sconosciuto scaricò la
cassa dal camion e, fatti pochi passi, la scaricò nel botro; che era
ingombro di migliaia di altre casse uguali.
Si avvicinò all'uomo e gli chiese: << Ti ho visto portar fuori quell
a cassa dal mio parco. Cosa c'era dentro? E cosa sono tutte queste
casse? >>.
Quello lo guardò e sorrise: << Ne ho ancora sul camion, da buttare.
Non sai? Sono i giorni >>.
<< Che giorni? >>
<< I giorni tuoi. >>
<< I miei giorni? >>
<< I tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li aspettavi,
vero? Sono venuti. Che ne hai fatto? Guardali, intatti, ancora gonfi.
E adesso...>>
Kazirra guardò. Formavano un mucchio immenso. Scese giù per la
scarpata e ne aprì uno.
C'era dentro una strada d'autunno, e in fondo Graziella la sua
fidanzata che se n'andava per sempre. E lui neppure la chiamava.
Ne aprì un secondo. C'era una camera d'ospedale, e sul letto suo fra
tello Giosuè che stava male e lo aspettava. Ma lui era in giro per
affari.
Ne aprì un terzo. Al cancelletto della vecchia misera casa stava Duk
il fedele mastino che lo attendeva da due anni, ridotto pelle e
ossa. E lui non si sognava di tornare.
Si sentì prendere da una certa cosa qui, alla bocca dello stomaco. L
o scaricatore stava dritto sul ciglio del vallone, immobile come un
giustiziere.
<< Signore! >> gridò Kazirra. << Mi ascolti. Lasci che mi porti via
almeno questi tre giorni. La supplico. Almeno questi tre. Io sono
ricco. Le darò tutto quello che vuole. >>
Lo scaricatore fece un gesto con la destra, come per indicare un
punto irrangiungibile, come per dire che era troppo tardi e che nessun
rimedio era più possibile. Poi svanì nell'aria, e all'istante
scomparve anche il gigantesco cumulo delle casse misteriose. E l'ombra
della notte scendeva.


Dino Buzzati

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