martedì, novembre 25, 2008

S.F.

neve bianco intonso ancora bianco
voci ansimanti roche melodiose
aspre profonde ricordi di amplessi
due dita di mappamondo sotto il tropico
cinque uomini abitanti al quinto piano
occhi abbagliati dal tappeto candido
nell'alba di vetro e cristalli di azzurro
quel canto basso voce del sud
aprì le finestre e volarono via
nude streghe a cavallo dell'erezione del mattino
paracadutati dai quinti piani
cinguettii di donne con gli occhi all'infinito
quando le loro schiene toccarono la neve
un silenzio immacolato e il non rumore
delle loro dita che quasi si sfioravano
a circolo in una stonhenge fallica
il primo sole firma di merdidiana
abbronzò forse quelle verghe
puntate al cielo invano
attesero l'atterraggio di santa lucia
stella a cinque scie lago di neve
tornarono ai loro quinti piani
cinque culi freddi
accesero il gas
sotto la macchinetta del caffè

anche stavolta

mi rode mi rode.
sono nervoso e penso,
sempre le stesse, poche,
inutili angosce ronzano,
ballerine sfondate aspettano
la mancia della serata,
invano all bar centrale,
quasi belle,
nella notte del mio io.
cambieremo, dissi,
ero nato da così poco;
per cogliere un fiore diverso
non mi sono mosso dal mio sasso;
stagioni di molti soli,
fiumi di traffico,
lavanola mia mente immobile;
mi rode, e mi rigiro nel letto,
vuoto il frigorifero del mio cuore
conserverà quei pochi brividi
che cullano l'insonnia
di una esistenza intera.
in questo silenzio apprendo
che il passaporto per la
prossima reincarnazione
mi aspetta domattina sulla scrivania

lunedì, novembre 24, 2008

deliziosamente

scende piano le scale guarda avanti, in basso c'è lui, con qualcosa bianco e soffice vicino ai piedi
dietro il freddo impaziente penetra sin sotto il livello della strada e più giù persino, portando insolente appresso nuvole farinose di neve.
la sua faccia quasi non si vede, pallida e giapponese sotto il cappuccio del parka, solo tre minuti fa il cagnolino bianco tremava dal freddo; ora lei li ha raggiunti, ma il vento freddo ha fatto
prima, è entrato nella bestiolina che si è arresa, addormentandosi abbandonandosi cedendo, annegata in un mare di oblio dal quale non riemergerà.
la ragazza vorrebbe scuoterlo, come si fa con un giocattolo che forse si è rotto, incredula, ma ha capito che certe volte morire è deliziosamente facile.

venerdì, novembre 21, 2008

storia d'amore che non vorresti vivere

senza clackson le automobili procedono lente, fermandosi ogni poco per farci passare, riprendendo la marcia, docili beati bestioni di latta.
il raso nero e lucido e adesivo dell'etichetta sulla sciarpa vicina recita a caratteri dorati "100% acrylic"; oh, giovinezza appena trascorsa cosa ci lasci qui, una peluria sul labbro superiore che si inspessisce insieme ai fogli del calendario sui quali sei seduta, un alito di sigaretta ed una sciarpa sintetica.
spuntato fuori da non so quale cartellone il ciuffo a banana di quell'adolescente spaurito sputa su noi un canto di buon Natale che non comprendiamo, lasciando qualcuna di quelle stupide pajettes sui  cappotti neri dei passanti, che sanno di banco dei surgelati, di caramelle dimenticate.
non ero grasso, sai è di costituzione, guardami, da quando i miei mi buttarono fuori casa quanti chili mi sono lasciato dietro... e poi mi manca realmente il fatto che nessuna disegnerà mai più sul suo diario un pupazzetto con le antenne accanto al mio nome; così anonimo io sto, e l'unico modo per farmi notare da te è stampare il mio nome su una penna di plastica, messaggio in bottiglia buttato in un oceano di bottiglie, sperare che un giorno possa ritrovarmi tra le tue mani. 
suona come un medicinale il mio nome tra i tuoi pensieri distratti, mi dimenticherai su qualche tavolo e te ne andrai per sempre, coperta a malapena dalla tua striscetta di puro acrilico.

martedì, novembre 18, 2008

fantaprovincia

un eroe noioso come una cicca di sigaretta spenta male
un naso tappato di fronte all'immensità delle dolomiti
questo inverno andrò al mare, era il suo mantra macchiato di sugo
una siringa di moda unisex, un sapore di sintetico nella notte finta
di una discoteca dove solo i divani di velluto sopravvivono al buio
insomma questo essere avrebbe avuto senso in un altro pianeta
magari in provincia di una altro pianeta.

invece si trovava in italia

ditemi voi se non è fantascienza questa

giovedì, novembre 13, 2008

raffreddore nero

cosa vuoi fare
anche se hai il raffreddore
dentro di te un cartello
con su scritto
"press any key to continue"
ti ricorda
che in questo universo
qualsiasi cosa succeda





le tue pene sono risibili

martedì, novembre 11, 2008

culi bianchi vs culi neri 1-1

massiccio, in quella gabbia verde
guizzavi come una scimmia di laboratorio
pantaloncini avvoltolati nelle mutande
culotte di raso e calcetto
quelle gambe due o tre tronchi pelosi
lampi di piteco quando sbattevi
sulla rete di protezione
saturando l'aria di bestemmie
e aerosol sudato dal tricipite smanicato

nascosti da ciuffi riccioli gadgets colorati
le supporters baffute ragazze ponpon
lanciavano tampax dalle balestre
fatte con gli elastici delle loro mutande nuove
dardi d'amore rubati a quel cupido
vagante ubriaco e turgido in groppa
di un somaro sulle praterie
delle nostre schiene pelose

pareggiammo quella notte,
culi bianchi contro culi neri,
uno a uno
ma vinse l'amore
putroppo non bastò

da quando inventatono il vidal
la saponetta non devi raccogliere più
in compenso abbiamo una pigna
su cui fare esercizi di karaoke
sotto la pioggia affollata,
ballano i pupazzi del calcio balilla
uniti da un'unica turgida sbarra,
lap dance rubata alle
folies bergeres in questa notte
che trapana il nostro intimo
come la spezia del ristorante indiano

ho paura di farmi tutte quelle scale mobili da solo,
mi dicesti prima di lanciarti nell'ignoto
tunnel macinatore di anime e passi
senza ritorno
si può essere un frutto a doppio gusto,

una specie di marionetta

calzata come un guanto sul suo pugno chiuso

clandestino sull'isola di robinson crusoe
alla mercè di venerdì schiavo
islamico e crudele
che tra un'avventura e un'altra
con quel sorriso da cannibale
cercava la pietra filosofale
nel buio della tua metropolitana personale

ogni dente un bianco menhir
in quel muto ghigno tribale
secondo uomo in un eden
prima che eva uscisse dal forno degli dèi
come una futile inutile capricciosa torta indigesta

lunedì, novembre 10, 2008

ballata atomica

ehi uomo di neahandertal fai girare le teste del paese quando esibisci
la tua pelliccia suina, le corna che porti in testa sono antenne per
comunicare con i tuoi dèi, gli stessi che ti misero alla porta quella
mattina subito dopo la grande abbuffata di Natale.

dimmi un po' cosa vedi succedere dall'alto di quel balcone
sull'infinito quando un fronte di aria fredda si incunea sotto una
bassa pressione, mostrami col dito dove Bernacca prima di morire ti ha
tatuato un pentagramma di isobare, pensa, a saper suonare, potresti
cantare il buongiorno a queste terre secche spaccate, crocifisse nella
nebbia, unico universo di volti che non ne hanno mai cercato un altro.

gennaio è il mese migliore per vivere ad alta quota, non l'avresti
detto, è così: corri dunque prima che sappiano dell'atomica su Milano
e provincia, salva questa storia dall'oblio di una fine stanca; c'è
gente ha pagato un soldo di verità precotta, visi intontiti davanti a
quel parlare difficile, chiedono solo chi arriverà prima, se tu o la
bella stagione, quale terribile regalo pianterai come un bulbo in seno
alla pianura dormiente.

domandano se sarà l'ultima volta che ti vedranno: sai, nei giorni di
cielo lavato dal vento se guardi verso est un po' più giù del danubio
puoi intuire i bagliori dei tetti dorati all'ombra dei quali budda
opulenti sonnecchiano cullati dal mormorio tedioso di vite di
provincia convinte di ricongiungersi con la strada che porta alla
perfezione allineando con un filo di ragnatela i bollini argentati
segnati dal piercing.

quando sorpasserai queste lande, lasciandoti dietro il tramonto dei
nostri fiati, ci sarà quel riverbero d'oro sulle lenti dei tuoi rayban?

succederà che i bambini guarderanno in alto, una selva di manine
faranno ciao, fiori maturi di quello che prima era mare e giungla e
ora, solo ora, diventa letto d'autunno, e non sapranno cosa hai
scritto col gesso sul metallo ossidato della tua corazza; pochi
vedranno i tuoi guanti segnati di polvere bianca rispondere al saluto,
nessuno riuncerà a farlo sapere agli altri.

ognuno chiuso in casa pensa di essere solo, dalle finestre celate agli
altrui sguardi, mani senza volto reggono cartelli con su scritto
"HERE"; può darsi che non l'avrebbero fatto, se solo avessero saputo
che quel giorno sciacquasti la poesia dell'ultimo desiderio nelle note
di una canzone di boy george, risuonanti nel tuo casco.


Antonello Russo
(Inviato dal mio iPhone)

mercoledì, novembre 05, 2008

l'uomo a quattro zampe

rimbombano i passi da controllore
puntano me,
corridoio di latta,
gente seduta si è già tolta le scarpe
non scapperanno,
prima di un'ora o due

gabbia in cristallo swarowsky
a quattro zampe sta
nudo un uomo
scudisciate, strisce di evidenziatore
sulle pagine bianche
delle gambe

se scuoti piano vedrai alzarsi la neve
lenta bianca acquea
illusione silenziosa
di un universo scintillante senza cielo
dove a quattro zampe sta
nudo un uomo

grattacielo caduto, profumato di latta
rimbombano inutili soavi
unghie laccate e sussurri
signorina disporrebbe della custodia
in morbido silicone
per questo gioiello?

il sole si frantuma in arcobaleno
a quattro zampe sta
nudo un uomo
futile ripieno nei capricciosi gorghi
della apparenza in cenere
appassita dal tre per due

schiaccianti necessità praticità
barometro segna ricrescita
sulle meches della vamp
trionfante massaia hai barattato
smalto e pizzo
con maglie di lana

grani di pepe, rimembranze di caviale,
pois sullo stufato
di carne di porco
la mia alcova un carrello a gettone
a quattro zampe sta
nudo un uomo


MA CHE VORRÀ STO MANIACO MESSO COME LA PECORA?
LO SAPREMO NEL PROSSIMO BLOG


O FORSE NO...

370 euro

stamattina, ad un tratto avanzato
della mia ora scarsa di cazzeggio
tra cosmetici duty free
e tecnologia giocattolo
un mare di creme nella mia valigia
cremine profumi fluidi sticks
quanti ne puoi trovare
nella piramide di un faraone frocio
o di più persino
e mi rassicura il fatto
che da allora
che non sono più bello
che l'ascella puzza dopo 16 ore
che la lingua batte ancora
dove il fiato brucia l'ossigeno
lasciando una scia di
astronave meridionale
partita anni fa
con un carico di monnezza
da scaricare su marte

370 euro costava l'ultimo modello
di PC ultraportatile
una cicciotta scatola di plastica
con nascoste promesse
di fare meno con poca utilità
ma quanto era carina
la mia voglia di acquisto
ha avuto una erezione
solo di poco inferiore
a quella volta lontana
in cui vidi l'iphone
per la prima volta
e mi rassicura il fatto
che da allora
che non sono più intelligente
che ho la stessa stitica produttività
di una vergine che ha mangiato
un chilo di arachidi
che in quanto a stress
non conto più gli anni che passano
ma i tic che aumentano
manco fossi un mezzo orologio
capace solo di avere tic
e mai che venga un tac a spezzare
la monotonia di una vita con
capacità di spesa di 370 euro
e l'arcano entusiasmo da comare
al mercato delle pulci

poesia dell'orologio
tic
occhio destro si chiude
tic
smorfia angolo bocca
tic
alzata di spalla
tic
doppio passetto
tic
rotea lo sguardo
tic
risucchio e schiocco di lingua
tic
indico l'infinito col dito
tic
testa a pallina di ping pong tra le racchette della vita
tic
novogliopigliàngul novogliopigliàngul

tac
s´é rotto il cazz

lunedì, novembre 03, 2008

tipi da metro

in fondo cosa sei
se indossi un
monclair lucido di vernice
dove finiscono
i pantaloni da suite
un paio di mezzi stivaletti
misura da bambino
e un tacco da sette
si fondono nell'insieme
mesta faccia affilata e curata
di cinquantenne mai emerso
dall'odore di selvatico
e dopobarba da supermercato
che schiocca su di te
come il bacio della provincia
alla quale nonostante tutto
porterai ancora questa notte
i tuoi sogni a pascolare

Natale artificilale

è durata poco
il camino acceso
di fiamme elettriche
artificiale idea idea di casa
ancora un giorno
e quando tornerò
sarà Natale