venerdì, novembre 21, 2008

storia d'amore che non vorresti vivere

senza clackson le automobili procedono lente, fermandosi ogni poco per farci passare, riprendendo la marcia, docili beati bestioni di latta.
il raso nero e lucido e adesivo dell'etichetta sulla sciarpa vicina recita a caratteri dorati "100% acrylic"; oh, giovinezza appena trascorsa cosa ci lasci qui, una peluria sul labbro superiore che si inspessisce insieme ai fogli del calendario sui quali sei seduta, un alito di sigaretta ed una sciarpa sintetica.
spuntato fuori da non so quale cartellone il ciuffo a banana di quell'adolescente spaurito sputa su noi un canto di buon Natale che non comprendiamo, lasciando qualcuna di quelle stupide pajettes sui  cappotti neri dei passanti, che sanno di banco dei surgelati, di caramelle dimenticate.
non ero grasso, sai è di costituzione, guardami, da quando i miei mi buttarono fuori casa quanti chili mi sono lasciato dietro... e poi mi manca realmente il fatto che nessuna disegnerà mai più sul suo diario un pupazzetto con le antenne accanto al mio nome; così anonimo io sto, e l'unico modo per farmi notare da te è stampare il mio nome su una penna di plastica, messaggio in bottiglia buttato in un oceano di bottiglie, sperare che un giorno possa ritrovarmi tra le tue mani. 
suona come un medicinale il mio nome tra i tuoi pensieri distratti, mi dimenticherai su qualche tavolo e te ne andrai per sempre, coperta a malapena dalla tua striscetta di puro acrilico.

2 commenti:

morena ha detto...

sono più dispiaciuta dalla striscia di puro acrilico che dal resto.
se fosse stata di lana merino, allora sì

dado ha detto...

eh no... è l'acrilico che da' quel senso di tristezza, fredda come un piatto di pasta avanzata