mercoledì, gennaio 07, 2009

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finestrino rigato dalla patina nera di sporco, impensabile per
qualsiasi altro oggetto che non sia un bene così smaccatamente
pubblico come un treno delle ferrovie italiane, funzionante in virtú
dello strano senso di sopravvivenza che hanno le cose inanimate,
quando vengono lasciate libere di esistere nello spazio regolare di
una vita monotona, dove ogni stagione rientra nel suo guscio cosmico,
lasciando crepe come rughe e abbronzature di ruggine e polvere e
sporco tanto uniformi da sembrare una nuova immacolata livrea.
fuori il mondo rotola nella farina di un giorno senza sole, freddo
come la casa alla mattina di un giorno feriale senza lavoro, neve in
lontananza su monti bassi e ancora troppo scuri sotto un manto
insufficiente e bucato come una coperta striminzita.
e silenzio, da non lasciare spazio neanche alla pioggia che impasta
l'erba gialla sul terreno dove gli uomini si dice si siano dissolti la
notte prima, tutti insieme, senza nessuna impronta, neanche un filo di
vento a muovere quella che altrimenti potrebbe essere una fotografia
venuta male.
da lontano l'odore del nulla, respiro di una bestia assopita senza
nessun risveglio all'orizzonte

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