lunedì, gennaio 28, 2013

superrazzismo story

la prima cosa che imparai è che il lieto fine è assicurato solo nei film porno,
la seconda è che prima o poi si muore.

non c'è bisogno di altre istruzioni per fare lo slalom tra le discese della vita e quindi dai su, infilati la maglietta nelle mutande e metti la tunica da ku klux klan che ti ha portato babbo natale, rischiarato dalle nostre fiaccole scompare il buio triste delle strade della città in festa.

ciechi sotto questo cappuccio il bastone ci guida nel fiume di gente elargendo sapiente randellate gratuite sulla folla allibita.

futile battaglia, necessaria per espiare il peccato originale di essere nati a meridione di qualcun altro.
proclamata l'uguaglianza di pelle razza religione e acconciatura, non esiste distinzione alcuna per non meritare queste vergate.

ho votato forza italo e per questo mi affliggo da solo con un mattarello da cucina appeso ad un filo di ragnatela: oscilla altalena folle e infrangiti sull'incudine delle mie primizie.

diamoci fuoco quando tramonta il sol della domanda non c'è certezza ma attualmente è una monnezz rincorrendo il grande fratello ci ritroveremo nel turbine di un sanremo a ripetere senza requie il ruolo da clown che in gioventù strappò un sorriso e qualche mutanda, in groppa a quello che illudendoci pensiamo essere un cavallo da battaglia.

guardiamo la vita passare, dall'obló dell'ordigno di troia nel quale ci siamo rinchiusi, in attesa che l'anima gemella liberi questo ripieno di equina meraviglia.

ahi ahi ahi mia dolce metà mi hai fatto cornuto senza ancora incontrarmi, attratta da un fricco irlandese anoressico dai capelli grigi e spenti come gli anelli che gli impataccano le mani, ma che tromboni ti vedo fumare, ancora una volta spruzzeranno antizanzare sul campeggio desolato del mio cuore di fine agosto e un vento freddo spegnerà per sempre la fiamma del superrazzismo che tanto amammo e che a nulla è servito.

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