sabato, luglio 18, 2009

Incontro con Dio

quella volta, la prima che vidi dio era su una bancarella di
indiani, esposto in vendita tra le ragnatele degli acchiappasonno.
me ne accorsi perchè parlava una lingua simile a java, e, a farci
caso, ma davvero bisognava prestare attenzione, era tatuato in simboli
binari.
sembrerà strano ma non era un computer: era dio, bello, non
ingombrante, a buon mercato e alla portata di tutti.
i turisti acquistarono anelli da pollice, pietre colorote incastonate
in montature da quattro soldi, pupazzetti troll, tozzetti della nonna
toscani e cd di musica andina, ma nessuno fece caso a dio.
e rimase lì, tra lo zucchero filato spiaccicato per terra e le lattine
di birra vuote; quando passarono per pulire, lui non c'era già più,
ma tornerà, questo lo sanno anche i bambini, e, come al solito, non ci
saranno redentori e apocalissi a difenderlo.


/Ant

Sguiscia la mano

Sguiscia la mano
Come un serpentillo
Il tassista indica
Scorciatoie e trucchi
Congestione costipazione
Il resto è pioggia e Varsavia
Dove gli umani
Parlano ancora polacco
Resta appiccicato
Sentore di agrodolce
Sudato come questo cielo
l'Europa chiude le sue porte
Dietro il mio passaggio
Un tuffo nel mar nero
E quel che di Polonia rimane
Si laverà via in un hotel bulgaro

/Ant

martedì, luglio 14, 2009

Morire di niente

Sveglia, sono le tre del mattino.
Venti euro di tassì prepagato arranca scattoso sulla strada umida e deserta, lento, lentissimo ogni sei o sette metri sterza a destra, si rimette dritto e brusco sterza ancora, e dritto di nuovo, pronto a sterzare ancora.
Non ci sono tombini da evitare, la strada è a tre corsie, vuota, il braccio scatta e tira il volante, un nervo matto gli stira il piede sul freno: vuole solo farmi morire, morire di niente: che morte fessa e ingloriosa!

"si spense per niente"

Un loffio epitaffio e poi il nulla: l'importante è finire e qua finisce che vomito.
Ballo come su una carrettera anche se siedo in mercedes, pago per questo e anche per meno, dallo stomaco del vecchio giudatore rifluisce un ingorgo rap, sterza, frena e si ricomincia: che strana la vita
degli esseri strani, quando non sei un batterio nel microscopio del piccolo chimico.
Quattro di mattina e già il mio piccolo cuore è completo, strapazzato, marinato nell'amaro Montenegro; sconosciuti malvagiamente indifferenti mi separano dalla mia valigia: adesso il mio bagaglio sono io.
Pressato in un bus, l'alba sorprende il mio riflesso, tra il ventre sporco di un aereo e i vetri del terminal; oleoso impasto di capelli unti, camicie ombrate e giacche scure infiorate di forfora.
Fiatone di vino e di dopobarba dolce da supermercato: se la morte andasse in discoteca, svolterebbe l'after party in questo torpedone.
O vomito o muoio: nell'aria evolvono fraganze umane, sono cinquecentesimo nella millefoglie di migranti, qualsiasi cosa faccio sarà sbagliata.
Se nella vita basta avere una certezza, la mia è l'unica fuori posto.
Una troll con le extensions e un cappello sbilenco accompagna il suo bambino o il suo amante, chi lo sa; prigionieri di un circo senza pubblico pagante, il regista s'è arreso, corroso dalla colica per troppa noia.
Siedo vicino ad un essere dal lungo naso a pippa, una ragazzina col cazzo, magari un giovanottello con le tette; brutto, quale che sia il suo sesso.
Davanti a me un cranio rasato a cresta, di fianco una matrioska dell'est tra i venti e i sessanta, occhi e seni grandi, gonfi e vicini. Scrisse una volta sul quaderno dell'amore "Hermano parlo solo il cirillico, ti
guardo passiva e una nuvola di borotalco m'inaridisce la patata; chiudi gli occhi e prendi la mia mano tra le tue, anche se non capisci il braille, intuirai il messaggio del mio dito medio alzato verso il cielo"
Il pilota stringe una zampa di sedia barocca, la rivista di bordo ha la stessa fotografia su tutte le pagine.
Incubo: popoli del mondo vi odio romanticamente.
Il dr. Jánky György per poco prezzo trapianta capelli, impianta parrucche con micrograffette, allarga o riduce a volontà il volume dei seni, liposuce e riposiziona ad ampia mano i tummy tucks. Ricuce
orecchie e tira le rughe, riempie il vuoto lasciato dai troppi divorzi, dai figli, dai punti neri, dallo ionizzatore rotto in un ufficio senza finestre, aumenta generoso le labbra col botox.
E riporta a simmetria le labbra superiori e inferiori, grandi e piccole che siano.
Che bello vivere in un fisico democraticmente equalizzato; la giovane hostess dai capelli argento mesciato marrone mi porge un vassoio colmo di micromuffins, tutti uguali.
La costringono ad indossare un vestito blu dalle spalline a V, verdi: sono rapito in un videoclip degli anni ottanta, un'attricetta polacca ha rubato il mantello di Idargos per velare la sua bellezza giovane ma
non florida.
Il caffè non mi sveglia; gli occhi acquosi della giovane moglie dell'orso guardano teneramente da sotto le sopracciglia a virgola il capone del suo compagno; lo tiene per entrambe le orecchie, come una enorme tazza di latte. Tante corn e nussun flakes. Grazie mie numi, per avermi dato una testa grossa, una barba ispida e ricciuta, una moglie affettuosa, e una pinzetta per fare manutenzione ai peli del suo viso.

S'inabissarono nel mar Caspio, e la notizia fu tagliata dal telegiornale delle otto per far spazio alla televendita di un robot da cucina.
I parenti ricevettero novantanove dollari di idennizzo per ogni caro, più un biglietto economy sola andata per la stessa destinazione e una carta telefonica con venti SMS gratuiti.

Perché la vita ha un valore, e l'uomo davvero amato dalla fortuna arriva a conoscerlo quando è già morto.

lunedì, luglio 13, 2009

Panchine

Ho visto quel tipo alla panchina di destra, protetto dall'ombra del
parco, fingere di scrivere SMS e in realtà fotografarsi la fava.
Dorme l'anziana signora, la testa bianca rivolta all'alto; immobile
con la bocca spalancata, se sei curioso puoi vedere la dentiera
barcollare ad ogni respiro.
Dorme la vecchia dagli spessi occhiali, rivolti verso il solleone, se
sei curioso puoi sentire i raggi concentrati dalle spesse lenti
abbrustolire la pelle rugosa, le nuvole sorridono e dalla panchina
all'ombra si sente ancora un altro click.

/Ant

venerdì, luglio 03, 2009

buon compleanno

oggi è nel giorno del compleanno mio e suonano alla porta
due rasta che dicono
Chiamaci Concita&Concita
dietro la mia finestra guardano
Guardano
Lá non fa ne' caldo ne' freddo
aspettano che apra, e si specchiano nel vetro, truccandosi i volti da
aborigeno con ducotone bianco.
sul mio balcone non si fumano sigarette la mattina, per distrarsi
dunque recitano poesie, rivolti verso i traslocatori che hanno montato
la scala che gli ha permesso di salire sino al mio balcone.

È il mio compleanno e bussano ai vetri della mia finestra

sul pianerottolo un tatuatore sta disegnando una mappa inca sul legno
scuro della porta blindata, tra poco, lo so, inizierà ad incidere con
la macchinetta elettrica.

per meno di settanta euro mi hanno regalato questa performance
estetica agli esterni del mio mondo di due stanze e quando aprirò per
prendere aria, enteranno e cantando happy birthday mi praticheranno un
piercing al capezzolo, poi, finalmente, potrò bere il caffè.


/Ant
(iPhone)