martedì, luglio 14, 2009

Morire di niente

Sveglia, sono le tre del mattino.
Venti euro di tassì prepagato arranca scattoso sulla strada umida e deserta, lento, lentissimo ogni sei o sette metri sterza a destra, si rimette dritto e brusco sterza ancora, e dritto di nuovo, pronto a sterzare ancora.
Non ci sono tombini da evitare, la strada è a tre corsie, vuota, il braccio scatta e tira il volante, un nervo matto gli stira il piede sul freno: vuole solo farmi morire, morire di niente: che morte fessa e ingloriosa!

"si spense per niente"

Un loffio epitaffio e poi il nulla: l'importante è finire e qua finisce che vomito.
Ballo come su una carrettera anche se siedo in mercedes, pago per questo e anche per meno, dallo stomaco del vecchio giudatore rifluisce un ingorgo rap, sterza, frena e si ricomincia: che strana la vita
degli esseri strani, quando non sei un batterio nel microscopio del piccolo chimico.
Quattro di mattina e già il mio piccolo cuore è completo, strapazzato, marinato nell'amaro Montenegro; sconosciuti malvagiamente indifferenti mi separano dalla mia valigia: adesso il mio bagaglio sono io.
Pressato in un bus, l'alba sorprende il mio riflesso, tra il ventre sporco di un aereo e i vetri del terminal; oleoso impasto di capelli unti, camicie ombrate e giacche scure infiorate di forfora.
Fiatone di vino e di dopobarba dolce da supermercato: se la morte andasse in discoteca, svolterebbe l'after party in questo torpedone.
O vomito o muoio: nell'aria evolvono fraganze umane, sono cinquecentesimo nella millefoglie di migranti, qualsiasi cosa faccio sarà sbagliata.
Se nella vita basta avere una certezza, la mia è l'unica fuori posto.
Una troll con le extensions e un cappello sbilenco accompagna il suo bambino o il suo amante, chi lo sa; prigionieri di un circo senza pubblico pagante, il regista s'è arreso, corroso dalla colica per troppa noia.
Siedo vicino ad un essere dal lungo naso a pippa, una ragazzina col cazzo, magari un giovanottello con le tette; brutto, quale che sia il suo sesso.
Davanti a me un cranio rasato a cresta, di fianco una matrioska dell'est tra i venti e i sessanta, occhi e seni grandi, gonfi e vicini. Scrisse una volta sul quaderno dell'amore "Hermano parlo solo il cirillico, ti
guardo passiva e una nuvola di borotalco m'inaridisce la patata; chiudi gli occhi e prendi la mia mano tra le tue, anche se non capisci il braille, intuirai il messaggio del mio dito medio alzato verso il cielo"
Il pilota stringe una zampa di sedia barocca, la rivista di bordo ha la stessa fotografia su tutte le pagine.
Incubo: popoli del mondo vi odio romanticamente.
Il dr. Jánky György per poco prezzo trapianta capelli, impianta parrucche con micrograffette, allarga o riduce a volontà il volume dei seni, liposuce e riposiziona ad ampia mano i tummy tucks. Ricuce
orecchie e tira le rughe, riempie il vuoto lasciato dai troppi divorzi, dai figli, dai punti neri, dallo ionizzatore rotto in un ufficio senza finestre, aumenta generoso le labbra col botox.
E riporta a simmetria le labbra superiori e inferiori, grandi e piccole che siano.
Che bello vivere in un fisico democraticmente equalizzato; la giovane hostess dai capelli argento mesciato marrone mi porge un vassoio colmo di micromuffins, tutti uguali.
La costringono ad indossare un vestito blu dalle spalline a V, verdi: sono rapito in un videoclip degli anni ottanta, un'attricetta polacca ha rubato il mantello di Idargos per velare la sua bellezza giovane ma
non florida.
Il caffè non mi sveglia; gli occhi acquosi della giovane moglie dell'orso guardano teneramente da sotto le sopracciglia a virgola il capone del suo compagno; lo tiene per entrambe le orecchie, come una enorme tazza di latte. Tante corn e nussun flakes. Grazie mie numi, per avermi dato una testa grossa, una barba ispida e ricciuta, una moglie affettuosa, e una pinzetta per fare manutenzione ai peli del suo viso.

S'inabissarono nel mar Caspio, e la notizia fu tagliata dal telegiornale delle otto per far spazio alla televendita di un robot da cucina.
I parenti ricevettero novantanove dollari di idennizzo per ogni caro, più un biglietto economy sola andata per la stessa destinazione e una carta telefonica con venti SMS gratuiti.

Perché la vita ha un valore, e l'uomo davvero amato dalla fortuna arriva a conoscerlo quando è già morto.

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