domenica, ottobre 28, 2012

montanello

cosi lo chiamavano: montanello.

montanello da Brescia.

lui amava credere che fosse per il fatto delle montagne, lui, figlio dimenticato delle prealpi industriose e rese aride dai gas di scarico della milano-venezia. ma si sbagliava, montanello.
era un artista lui. un paio di ciabatte da piscina due misure più grandi, calzini del chelsea, bermudino biliardo inverso (ovvero che lasciava uscire le due stecche delle gambe e una mezza, timida palla) e canottiera che avrebbe fatto piangere britney spears.

armato solo di uno stuzzicadenti tra le labbra, si lasciava andare a virtuosismi che i posteri avrebbero difficilmente dimenticato.

poteva battere in codice morse, con lo stecchino in mezzo ai denti, i sottotitoli in svedese dei cartoni animati.
sapeva esprimere in braille i risultati del fantacalcio, con quel suo stuzzicadenti. ancora é ricordato quando, sul palmo del suo amico ammud delicatamente, come in un baciamano, punteggió quel 2-1 tra sfregapubi e arabalcool.

Lui e lo stuzzicadenti, una cosa sola, capace di sortire opere grandiose, eppure così normale, nella sua semplicità.

Come indro montanelli e la sua macchina da scrivere.

Da cui montanello.

Un essere del quale avremmo volentieri fatto a meno.

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