mercoledì, ottobre 02, 2013

Ditate sul vetro

Notte senza sonno, dalle due alle cinque, tre ore di musica in cuffia e ditate sul vetro che separa l'aria da un mare di parole che credo di non saper scrivere.
Evaporato l'ultimo attimo giá da molti anni, resta un vuoto a rendere; non si consuma, tantomeno si distrugge
Un valore di poche lire giustifica la sua immortale esistenza; il sole ha visto ombre di ogni dimensione generarsi asciutte e quando non era notte, talvolta, si guardava nello specchio lasciato dalla pioggia, insieme ad un altro abito di patina
So che per un attimo dio sarà qui e proporrà il baratto tra una briciola del mio morire e una estensione di quella eternità che è diventata insostenibile per entrambi.

1 commento:

gioia ha detto...

"Parole che credo di non saper scrivere"...
Mi pare invece che tu le sappia scrivere. Eccome.