venerdì, novembre 29, 2013

microporno

arrivarono insieme, o forse s'incontrarono al bar.
fatto sta che le loro vite entrarono in sincronia quando sul bancone la signora dai capelli di stoppa posò le due tazze di cartone.
cappuccino per lei, espresso per lui, doppio.
si mossero verso la sala, per ordire su un filo di voce l'ennesima guerriglia contro il nulla, il suo cucchiaino di plastica inizió ad orbitare attorno al pianeta bruno cerchiato di bianco, una scia ad ogni giro, disegnata da una cometa.
c'era altra gente giusto prima di arrivare ai tre minuti di intimità pubblica, e, in simmetria, si portarono ciascuno ai due lati del tavolo.
due flussi di chiacchiere presero la via, e non s'incrociarono: due lacrime parallele che cadono senza motivo quando fuori nevica. non sei triste, non hai male, il freddo dipinge due piccoli fiumi lucidi. tutto qui.
gli amici li lasciarono giusto all'ultimo scampolo di cappuccino, il caffè era già finito.
nelle sue belle mani il cucchiaino flessibile fu per un istante fu bracciale, o anello, o entrambi.
lui accartocciò il bicchiere di carta, lei gli porse il suo, un piccolo movimento del polso e uno sguardo che le onde immobili di schiuma non restituirono.
i due bicchieri si sorpresero l'uno nell'altro con la naturalezza degli amici e la dannazione di un attimo sfuggito al tempo.
lei li buttò via senza voltarsi, entrambi si separarono verso altre faccende.

martedì, novembre 26, 2013

napoli di romania

non ho una musica da invocare che guarisca le mie parole e le guidi nell'alveo di una melodia.
pochi metri su di Sarajevo, mi sciolgo e scivolo verso sud, attratto dal centro del mondo.
laggiù tutto si accumula e lento fugge alla ricerca del freddo, quando l'aria tropicale blocca il respiro.
dalle foglie dense cresciute sulla sabbia si sentono i rumori industriosi di animali sconosciuti,
impegnati a tirare giù la notte, una coperta che non riesce a nascondere un tavolo troppo grande.

ci incagliammo in un hotel che era stato magnifico, scavato dalla ruggine come una montagna,
piastrelle bianche e nere rubate a chissà quale pianoforte, e davanti il mare imprigionato da Corinto.
un giocattolo animato da tempeste in miniatura, per noi uomini di sponda, solitari nel silenzio,
incantati dal filo di paglia dell'unica strada, e di quello che era stata una città nuova, tempo fa.

soldati ben vestiti, la sera aspettavamo di vederla arrivare, con l'ansia di essere troppo giovani,
c'era chi disse di averla vista, ma mentiva di sicuro, non l'avrebbe barattata col tormento dell'attesa.
lei era le note fuggenti di una fisarmonica, che spariscono quando la fermi per guardarci dentro,
noi, ombre giallo scuro nella piazza tiepida dove il capodanno era auguri silenti e sorrisi.

stellati dai monti a picco i fichi d'India rotolano a farsi il bagno insieme a gente come noi,
nati orfani della musica dentro al cuore, che la cerchiamo negli occhi degli sconosciuti.

giovedì, novembre 14, 2013

dollari

ho innalzato montagne, mi sono tuffato ed ho nuotato
lo faccio con i dollari, in nostalgia di quando ero ricco
ospite fisso di un mondo di sabbia e di mare

martedì, novembre 12, 2013

buche.

macchine pazienti tagliano l'asfalto, lasciano nudi muscoli di terra, in gara con i semi arrivati a chiudere di verde la ferita.

illuso di sapere il nome ogni cosa, non so come rivolgermi alle buche sulla mia strada.

cangianti, sono il vento che mi fa oscillare quando l'aria è calma; vorrei mapparle come si fa con i nei.

morbidamente sonore, posso sentirle cantare, carezze distratte su solchi di vinile.

tatuaggi che la velocità matura in cicatrici, vibrazioni che s'infiltrano nel mio sonno di passeggero.

un ago buca la nebbia, lascio un filo che non mi girerò a guardare.

so che cucirà un pezzetto di mondo, e questo dovrebbe bastarmi.

lunedì, novembre 11, 2013

tre punti

la singola parola, affilata, ricama il bianco che si staglia quando si deve fare o creare.

la frase cade dove credi sono state scritte tutte le frasi, e composte tutte le canzoni.

pensieri sbocciati, allineati su un prato senza fine, non puoi trovarne due uguali.

dipinti tutti i volti, urla di rabbia a quel dio che regala la meraviglia di un nuovo cielo ad ogni ora.

tu, o qualcun altro, chi poserà la combinazione di lettere che chiuderà tutte le storie, ti domandi.

       ...e sei ancora ad affilare la prossima parola

una ancora e non sarà l'ultima, ma non lo saprai, punto dell'universo dove il mai non é stato ancora concepito.

venerdì, novembre 08, 2013

passi

il mio spazio nel mondo 
é il rumore dei passi
nei luoghi che ho trascorso 
due o tre istanti prima di questo 

e il capriccio di una matita
cibo per la gialla palla di un post it
che va a dormire in un tombino

acqua invisibile colora di pioggia
piccoli fili d'erba tesseranno soffici mondi
tappeti verdi vinceranno questa notte

mille righe sottilissime di velluto 
lo stesso che avrei voluto su di me
se avessi trovato la taglia giusta

giovedì, novembre 07, 2013

ascensore

un metro quadro azzurro e bianco
rapisce la parte leggera e sale via
smog colpevole di luce la reclama

uno stadio foderato di specchi
e dappertutto c'ero io piccolo
abbastanza da cantare il rumore

ogni telefonata raccontava un amore
e il dio di ognuno era buono e diverso
promise una notte tutta blu scuro

regalavano palline di gomma quel giorno
sperando di ispirare un mondo migliore
ma rimasero solo palline di gomma