martedì, dicembre 24, 2013

l'aeroplano - o come lui parlasse da solo con l'aria di recitare unapoesia

aveva esitato prima di pronunciare quelle parole facendole rotolare più e più volte sulla lingua.
...
e le sue dita bianche e affusolate giocherellavano con il manico del cucchiaino da caffè. lui le guardava la punta delle dita. a forza di osservarle, provava una strana sensazione, come se la sua coscienza sì appiattisse. lei dava l'impressione di aver sollevato il lembo estremo del mondo, per disfarne adesso poco a poco la trama. 
...
quando lei aveva finito di piangere, di solito facevano l'amore. era solo dopo aver pianto che la donna lo cercava. altrimenti era lui a prendere l'iniziativa. qualche volta lei rifiutava. scuoteva la testa senza dire nulla. in quei momenti i suoi occhi sembravano lune bianche in un angolo del cielo sul far dell'alba. lune piatte e suggestive che fremevano al canto del primo uccello. a vedere i suoi occhi così lui non riusciva a insistere.
...
gli faceva venire in mente una piccola stanza dove si sentiva a suo agio. una bella stanza pulita e ordinata, con tanti nastri colorati che prendevano dal soffitto, ognuno di forma e lunghezza diversa. nastri che sembravano invitarlo, facendogli vibrare il cuore. voleva tirarne uno, era ciò che i nastri si aspettavano da lui. però non sapeva quale scegliere.
...
una volta concluso quello strano rapporto sessuale, lei gettava sempre un'occhiata all'orologio. girava un attimo la testa, che teneva posata sul suo braccio, e guardava l'orologio sul comodino. era una radiosveglia nera. di quelle che si usavano all'epoca, che non avevano cifre digitali, ma cartellini che giravano regolarmente col rumore di uno scatto. ad ogni occhiata alla sveglia, un treno passava vicino alla finestra.

da "i salici ciechi e la donna addormentata", di Haruki Murakami.
se potessi scrivere una frase sola come lui sa fare, sarei felice.

domenica, dicembre 22, 2013

I salici ciechi e la donna addormentata

chiudendo gli occhi, sentii l'odore del vento. un vento di maggio gonfio come un frutto, che aveva in sé la ruviditá della buccia, la morbidezza della polpa e innumerevoli semi. quando il frutto si spaccò nel cielo, i semi vennero a mitragliarmi il braccio nudo, soffici proiettili che mi lasciarono una leggera sensazione di dolore.

incipit

haruki murakami

sabato, dicembre 21, 2013

entropia

Sole di mezzanotte e vento freddo
Nel patio della pasticceria "dall'Entropico"
Il ragazzo staccò un foglio dal carnet
E lo appuntò su tavolo, sotto un bicchiere ancora caldo.
"ho scritto di voi, ma non leggete, non
disperdete questo momento ordinato
creato apposta per voi"
Si sedette con il blocco 
e la penna pronta.
Neanche avevo aperto la bocca per
ordinare, il cameriere alzò la bic
manco fosse una bacchetta magica
nel silenzio saturo di microonde 
disse in un sussurro
"per quanto bella sarà la torta,
per quanto dolce sarà la crema, 
è noto già quello che saprai
produrre"
Le nostre esistenze risolsero il loro senso
in un doppio click su un universo frattale
La nostra vita era uno screen saver
in un mondo senza monitors.

venerdì, dicembre 20, 2013

Erodoto e i Padei. non so...

altri indiani, che abitano a oriente di questi, sono nomadi, si cibano di carni crude e si chiamano padei.
si dice che abbiano questi costumi: se uno dei cittadini cade ammalato, sia uomo o donna, l'uomo lo uccidono i suoi amici più intimi, dicendo che egli, consunto dalla malattia, rovina le loro carni: quello nega di esser malato, ma essi, non essendo della sua stessa opinione, lo uccidono e banchettano con le sue carni.
parimenti, se è ammalata una donna, le donne a lei più amiche fanno lo stesso che agli uomini.
se uno poi raggiunge la vecchiaia, lo uccidono e lo mangiano.
ma non molti di loro ci arrivano, dato che in precedenza uccidono tutti quelli che cadono ammalati.
ERODOTO
Storie III

giovedì, dicembre 19, 2013

il dittatore


dita

dita troppo grosse battono sul mio display
non apriró mai e manderó parole sbagliate
per togliere la spina al senso delle cose
e cambiare il posto dove molte volte
ti hanno visto seduto guardare in basso

lunedì, dicembre 09, 2013

i giorni di merda non hanno tramonto

scomparire
salta la luce
dovrai spegnere il forno o il ferro da stiro
decidi se mangiare stasera
o se avere lenzuola e asciugamani per la settimana
nella metro affollata l'email ti insegue
gli avvocati non fanno progressi ma chiedono soldi
la casa non ingrana e i vicini sono stronzi
ti senti come seppellito da una campana di niente che ti ruba persino l'ombra
devi uscire per respirare, riprenderti quello che puoi, la folla è un muro che all'improvviso si apre

un segno del destino

il flusso ti trasporta via e finalmente voli tra due ali di gente, inarrestabile
atterri dove il tempo si è bloccato improvvisamente e mentre un bambino sta vomitando
la folla si richiude indifferente scivola via
le tue scarpe sono sporche, ormai non puoi nemmeno più scomparire

martedì, dicembre 03, 2013

il valore del vuoto

aspettare, aspettare.

per un piccolo progresso doveva essere pagata un'attesa, ogni giorno il tempo si allungava.
capriccio o incapacità, la mente richiedeva spiegazioni, la voce gridava semplici esigenze, le azioni cercavano il compromesso.
la volontà sottomessa a inverni e calore e poi ancora foglie per terra e il sole che andava giù, prima dorato, poi vermiglio e poi un tuffo rapido nel buio.
e poi ancora, aspettare, aspettare.

il giorno che la sabbia sporca di un'isola concesse il respiro dopo tanto nuotare in cerchio, pregando affinché emergesse, fu quando arrivarono molte ore di sonno, regalo e segno di cambiamento.

l'ombrello andava chiuso, era sereno ma c'era chi pretendeva piovesse, ancora.

l'attesa del soldato é veglia e pazienza, abbandono consapevole e silenzio prima dell'attacco.
i cacciatori, in siberia, usano portare delle bacchette di carbone nei gambali; ci sono cani che, muti, lasciano la presa solo quando sentono scricchiolare l'osso.

so che non c'è carbone nei tuoi gambali.

alla fine, il vuoto che rimarrà sarà la cicatrice delle tante schegge di niente che hanno consumato tutti questi giorni.