martedì, dicembre 03, 2013

il valore del vuoto

aspettare, aspettare.

per un piccolo progresso doveva essere pagata un'attesa, ogni giorno il tempo si allungava.
capriccio o incapacità, la mente richiedeva spiegazioni, la voce gridava semplici esigenze, le azioni cercavano il compromesso.
la volontà sottomessa a inverni e calore e poi ancora foglie per terra e il sole che andava giù, prima dorato, poi vermiglio e poi un tuffo rapido nel buio.
e poi ancora, aspettare, aspettare.

il giorno che la sabbia sporca di un'isola concesse il respiro dopo tanto nuotare in cerchio, pregando affinché emergesse, fu quando arrivarono molte ore di sonno, regalo e segno di cambiamento.

l'ombrello andava chiuso, era sereno ma c'era chi pretendeva piovesse, ancora.

l'attesa del soldato é veglia e pazienza, abbandono consapevole e silenzio prima dell'attacco.
i cacciatori, in siberia, usano portare delle bacchette di carbone nei gambali; ci sono cani che, muti, lasciano la presa solo quando sentono scricchiolare l'osso.

so che non c'è carbone nei tuoi gambali.

alla fine, il vuoto che rimarrà sarà la cicatrice delle tante schegge di niente che hanno consumato tutti questi giorni.

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