venerdì, febbraio 20, 2015

Ristorante razzista

parlava e parlava.
a sentire lui avremmo dovuto andare a cena nel miglior ristorante della citta', che era libanese.
Non che ci fosse nulla di sbagliato, intendiamoci, ma il mio collega considerava il cibo libanese troppo pesante.
Io personalmente trovavo pesante sia il consiglio che (soprattutto) il consigliere: comunque la rigirassimo la situazione era pesante, piu' del piombo. Quindi decidemmo nostalgicamente per il cibo da emigrante: una sincera pizza italo-tedesca che ci forse non ci avrebbe giovato in termini puramente carboidratici, ma sarebbe stata l'equivantente del nastro adesivo per tenere insieme le nostre palle rotte da questo marocchino assatanato di cibo libanese.

Il giorno dopo lo ritrovammo che parlava ancora: era ascimmiato sulla scrivania che blaterava come se non ci fosse stata una notte di mezzo.
Si interruppe solo per stringermi e scuotermi la mano, rito al quale a nulla valeva sottrarsi: stringeva e scuoteva come se avesse in pugno la manovella per caricare il mondo; dal mio canto, ad ogni scossa io sentivo di perdere cinque minuti di vita: non ho mai creduto alla vita eterna, ma mi sarebbe piaciuto arrivare almeno sino al weekend, quindi mi divincolai con l'antica mossa del serpente, lasciandolo spiazzato ed oscillante per ancora qualche secondo,

Quello che segue lo riporto in maniera discorsiva; rivivere la crudezza della situazione fara' male ma e' una purga alla quale nessuno puo' sottrarsi.

- e cosi' avete mangiato al libanese
- no abbiamo mangiato la pizza
- la pizza e' MERDA. una vera MERDA in un posto di MERDA. Dove siete stati?
- siamo stati al ristorante vicino al fiume, ma la pizza era buona
- quel ristorante e' una MERDA, poi cucinano di MERDA ed e' caro. il posto migliore dove mangiare e' il libanese
- mah sara' come dici tu, ma non era male
- io solo conosco i ristoranti dove fanno la pizza buona. ma la pizza e' MERDA e sono posti di MERDA dove spendi un sacco di soldi.

a questo punto ci sta una pausa perche' dopo tutta questa merda avevamo finito la carta igienica. cambiato il rotolo, il comizio continua.

- ci sono gli zingari in Italia?
- si, in Italia si, ma in Croazia no
- tu sei razzista con gli zingari?
- si, certo, perche' vivono nella immondizia e perche' rubano
- perche' sei razzista?
- perche' non mi lasciano vivere libero in pace e mi rubano e fanno del male
- io non capisco voi razzisti
- ed io non capisco i marocchini
- io sono marocchino
- si lo so
- e sei razzista con i marocchini?
- in realta' lo sono con tutti gli arabi
- ma io sono marocchino e arabo
- eh si, cazzi tuoi
- noi siamo amici di tutti
- si ma gli arabi uccidono gli occidentali infedeli, e per ognuno ucciso hanno 27 vergini in cambio
- ma quella e' religione, lo fa anche la chiesa cattolica
- sono razzista anche con la chiesa, siete tutti uguali... tu uccideresti un infedele?
- noi siamo amici e fratelli
- i marocchini quando c'era la guerra sono venuti in Italia ad incularci a tutti, comprese le bestie
- ah questo non lo sapevo...
- chiedi a tuo nonno, che al mio (e al suo somaro) gli fa ancora male il culo

lunedì, febbraio 16, 2015

carnevale

Mai visto un carnevale più triste di questo in Germania.

Gente attempata con costumi prefabbricati, sguardi spenti che si accenderanno solo di fronte a una birra.

Come rapiti dagli alieni, rassegnati sulla via del ritorno a casa, sapendo di trovarla distrutta.

Forse solo la Svezia è più triste, ma non credo.

Indossano la giacca a vento sui costumi, esprimono il massimo del concettuale, pietosamente nascosti al sole da chilometri e chilometri di nuvole.

Come se invece dei coriandoli si tirassero addosso tessere di un facilissimo puzzle che, una volta composto, rappresenta la tristezza.

Alcuni hanno l'aria di aver cagato sabato pomeriggio per l'ultima volta e di essere in lista di attesa per il trapianto di culo.

Passivamente attendono con la bocca strizzata in un sorriso che sa già di merda.

la ragazza

L'inverno è stato spaccato via, il sole riscalda i semi pronti a far uscire il niente, che illumini e vanifichi le ore diventate troppe per poter essere contenute in un unico giorno.
Magra, quasi sottile, algida nonostante i capelli scuri di tramonto, le labbra che macchiano appena di rosso il suo profilo; lei era sicuramente fatta per assorbire il sole e portarlo lontano.

Altrove, al riparo da inutili parole d'amore il telefonino galleggiava tra le sue mani e le dita picchiettavano la banalità di un giochino fatto di caramelle laccate dello stesso colore delle sue unghie.

Era bella di profilo, ve l'ho giá detto, eppure cambiando vista, guardandola di frontre, era larga, come se tutto il mediterraneo dolcemente tenuto a bada, volesse erompere da una fotografia in pieno viso, sempre che si fosse lasciata fotografare.

Non avrei saputo dire se fosse una donna da fotografia.

Alle porte dell'estate, su questo volo che è una corriera senza ruote, il succo d'arancia che servono è cambiato di qualitá. Prima, forse, lo facevano con quei frutti rossi che sanno di vacanza al mare, per gente come noi che il mare lo vede molto meno di quanto lo immagina, tutti i giorni.
Banale, acquosa e leggermente acida, l'esperienza era adesso triste, anche se mentre si è in volo non è giusto imbronciarsi per una stupida aranciata.

Lo pensava anche lei, alla quale il breve battito di una mezz'ora aveva reso le ciglia cispose di mascara e gli occhi stanchi.

Lo stewart aveva abbottonato la sua giacca a doppio petto dai fregi dorati; mi si avvicina e mi dice che, se desidero, posso prenotare una escursione all'inferno, con garanzia di ritorno trai vivi dopo un ora o due, s'intende. Pagando in contanti avrei avuto anche doppie miglia.
Non avrei dovuto dirlo a nessuno, l'offerta era valida solo per pochi privilegiati, ma avrei dovuto prenotare al momento: una volta giunti a terra non sarebbe stata piú valida.

I biscotti erano finiti e la hostess propose alla ragazza mora, come compensazione, di farle la tinta nella toilette dell'aereo, color biondo germanico Lufthansa.
La seguí docilmente lungo il corridoio, mentre dall'altoparlante il pilota ordinava di buttare la pasta, che il pranzo sarebbe stato pronto tra venti minuti.

Io quel ticket lo comprai e, da allora, non sono piú tornato.