lunedì, febbraio 16, 2015

la ragazza

L'inverno è stato spaccato via, il sole riscalda i semi pronti a far uscire il niente, che illumini e vanifichi le ore diventate troppe per poter essere contenute in un unico giorno.
Magra, quasi sottile, algida nonostante i capelli scuri di tramonto, le labbra che macchiano appena di rosso il suo profilo; lei era sicuramente fatta per assorbire il sole e portarlo lontano.

Altrove, al riparo da inutili parole d'amore il telefonino galleggiava tra le sue mani e le dita picchiettavano la banalità di un giochino fatto di caramelle laccate dello stesso colore delle sue unghie.

Era bella di profilo, ve l'ho giá detto, eppure cambiando vista, guardandola di frontre, era larga, come se tutto il mediterraneo dolcemente tenuto a bada, volesse erompere da una fotografia in pieno viso, sempre che si fosse lasciata fotografare.

Non avrei saputo dire se fosse una donna da fotografia.

Alle porte dell'estate, su questo volo che è una corriera senza ruote, il succo d'arancia che servono è cambiato di qualitá. Prima, forse, lo facevano con quei frutti rossi che sanno di vacanza al mare, per gente come noi che il mare lo vede molto meno di quanto lo immagina, tutti i giorni.
Banale, acquosa e leggermente acida, l'esperienza era adesso triste, anche se mentre si è in volo non è giusto imbronciarsi per una stupida aranciata.

Lo pensava anche lei, alla quale il breve battito di una mezz'ora aveva reso le ciglia cispose di mascara e gli occhi stanchi.

Lo stewart aveva abbottonato la sua giacca a doppio petto dai fregi dorati; mi si avvicina e mi dice che, se desidero, posso prenotare una escursione all'inferno, con garanzia di ritorno trai vivi dopo un ora o due, s'intende. Pagando in contanti avrei avuto anche doppie miglia.
Non avrei dovuto dirlo a nessuno, l'offerta era valida solo per pochi privilegiati, ma avrei dovuto prenotare al momento: una volta giunti a terra non sarebbe stata piú valida.

I biscotti erano finiti e la hostess propose alla ragazza mora, come compensazione, di farle la tinta nella toilette dell'aereo, color biondo germanico Lufthansa.
La seguí docilmente lungo il corridoio, mentre dall'altoparlante il pilota ordinava di buttare la pasta, che il pranzo sarebbe stato pronto tra venti minuti.

Io quel ticket lo comprai e, da allora, non sono piú tornato.

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