venerdì, luglio 17, 2015

microporno

 
section 1
biodegradabile5
Arrivarono insieme, s'incontrarono al bar.
Fatto sta che le loro vite entrarono in sincronia quando sul bancone la signora dai capelli di stoppa posò le due tazze di cartone.
cappuccino per lei, espresso per lui, doppio.
Si mossero verso la sala, per ordire su un filo di voce l'ennesima guerriglia contro il nulla; il suo cucchiaino di plastica inizió ad orbitare attorno al pianeta bruno cerchiato di bianco, una scia ad ogni giro, disegnata da una cometa.
C'era altra gente giusto prima di arrivare ai tre minuti di intimità pubblica, e, in simmetria, si portarono ciascuno ai due lati del tavolo.
Due flussi di chiacchiere presero la via, e non s'incrociarono: due lacrime parallele che cadono senza motivo quando fuori nevica: non sei triste, non hai male, il freddo dipinge due piccoli fiumi lucidi. tutto qui.
Gli amici li lasciarono giusto all'ultimo scampolo di cappuccino di lei, il caffè era già finito.
Nelle sue belle mani il cucchiaino flessibile fu per un istante fu bracciale, o anello, o entrambi.
Lui accartocciò il bicchiere di carta, lei gli porse il suo, un piccolo movimento del polso e uno sguardo che le onde immobili di schiuma non restituirono.
I due bicchieri si sorpresero l'uno nell'altro con la naturalezza degli amici e la dannazione di un attimo sfuggito al tempo.
Lei li buttò via senza voltarsi, entrambi si separarono verso altre faccende.
 
section 2
AnnalisaPistoia
Eppure qualcosa li faceva assomigliare. Forse era quel modo che avevano entrambi di lasciare andare le emozioni, dopo averle inseguite a perdifiato, come se improvvisamente non avessero più alcuna importanza. 
Uno strano modo di vivere gli attimi. E la vita stessa. Avrebbero detto gli amici.
Convinti reciprovamente che la felicità stava proprio lontano da quello che rendeva felici tutti gli altri, si adoperavano perché mai nulla fosse prevededibile o definito. La loro aspirazione si collocava sempre al di là dei legami, al di là di quel sentirsi braccati dietro la linea retta che era il quotidiano della gente che conoscevano. Loro non desideravano essere comuni. Erano certi che la diversità li avrebbe tenuti lontani dalla tentazione di fermarsi, protetti da un abbraccio o rassicurati da una carezza. Cercavano graffi, lingue, odori. Trovano strette di mano, parole scelte con la cura di un'omelia, esistenze asettiche.
Per questo ciascuno conduceva una vita parallela. 
Sempre pronti a misurarsi coi propri limiti, erano entrambi alla ricerca costante di novità e si divertivano a fantasticare su quanto sarebbero costate quelle esperienze ai loro amici normali.
Quei turbamenti li facevano sentire tremendamente vivi. E, in un certo senso, intoccabili.
Quando il giorno seguente si ritrovarono nello stesso bar, i loro sguardi s'incrociarono. Per la prima volta, davvero.
Così l'uno vide la perversione negli occhi dell'altra, l'altra scorse un terreno fertile per i semi del suo erotismo. Non se ne vergognarono. Anzi, si sorrisero. Senza alcun imbarazzo.
 
section 3
BettinaBartales
Come si faceva a stare dentro a una storia, quando la storia non era tale per chiamarsi "storia", lui non lo sapeva, ma dentro quella ci sarebbe rimasto. A qualunque costo. Era stata una scarica lungo la colonna vertebrale a dirglielo.
Come si faceva a calcolare il tempo, quando il tempo di un cappuccino avrebbe dovuto durare in eterno e, invece, il "tempo" se lo beveva, lei non lo sapeva. Ma, lasciando quel bar, capì che avrebbe spinto in avanti le lancette dei minuti, nell'attesa di un altro istante di vita insieme, all'indomani. Un'altra occasione. A dirglielo era stata una improvvisa timidezza comparsa lungo il collo. 
Le strade dividevano la città, le mura gli appartamenti, gli abitacoli delle autovetture, separavano i guidatori assegnando a ciascuno un percorso. Intorno era tutto mirato alla "scissione", pensò lei uscendo dal locale. C'erano incontri, invece, capaci di inglobarti. 
Lui, voltandosi verso la porta a vetri del bar, ebbe la sensazione di rivedere il movimento circolare del cucchiaino tra le mani di lei; mischiava la crema del latte al caffè. Come si mischiano le vene alla carne. Con naturalezza.
 
section 4
francescaruss14
Fu nel terzo incontro, nella ressa del bar al mattino, fra ordinazioni veloci​ e il via vai frettoloso degli impiegati in ritardo al lavoro che, attratti come camalite, si sedettero di fronte a prendere il cappuccino e il caffè; ognuno ancora perso nel suo mondo, ma consapevole della presenza dell'altro. 
Il tempo si fermò nel ritmo lento del cucchiaino che faceva giri infiniti nella tazza. Gli sguardi si incontrarono e rimasero bloccati l'uno nell'altro a cercare risposte alla domanda muta di desiderio. 
Fu come un riconoscersi. Non ci fu bisogno di parole. Lui si alzò, le tese una mano e lei accettò come se fosse la cosa più naturale del mondo. 
Uscirono nel sole abbagliante del mattino di aprile, frastornati e complici su ciò che stava per accadere. Giù per la strada rumorosa e poi per i vicoli nascosti alla luce piena del giorno; i passi sempre più veloci e lui che la portava per mano e lei che lo seguiva incuriosita e eccitata da quella trasgressione così infantile e così violenta. 
In fondo, marinare il lavoro e prendersi una vacanza dalla vita, altro non era che cosa da ragazzi!
Ma non erano ragazzi, erano adulti in quel momento in fuga dai doveri, dai ritmi del lavoro e degli impegni ad inseguire un impulso antico come il mondo.
Il cuore batteva all'impazzata, ma la ragione si era assopita sotto la coperta di un'emozione travolgente ed unica.
 
section 5
AnnalisaPistoia
Il bagliore del sole disparve immediatamente quando, prima che lei se ne rendesse conto, lui la trascinò in un portone. L'oscurità li avvolse e ci volle qualche istante prima che le pagliuzze luccicanti delle ultime immagini che i loro occhi avevano catturato, sparissero dalle retine di entrambi. 
Fu in quel momento che lei intravide, poco distante, un chiostro bagnato di luce e si eccitò al pensiero che si potesse trattare di un luogo proibito. Sarebbe stato molto deludente scoprire che la stava portando semplicemente a casa sua o nella sua garçonnière​. Lui, come avesse colto quei pensieri, si concentrò sugli occhi di lei che nel buio avevano assunto qualcosa di felino. 
Erano così vicini che i loro respiri, per la corsa e l'eccitazione, già si confondevano. Il piacere dell'attesa li stava consumando. 
Il nodo delle mani strette, da innamorati in fuga, si sciolse immediatamente. Si svelavano per le creature erotiche che erano. 
Dunque la corsa era finita. Avrebbero consumato lì il loro microporno. 
Con un movimento rapido e sensuale lui la girò di spalle. Il contatto con la parete gelida le inturgidì i seni, l'umidore del suo sesso combatteva contro l'unico ostacolo che ancora restava: la seta degli slip. Sentì la mano di lui posarsi sulla sua schiena, tirare giù la zip del vestito che partecipò all'eccitazione del momento emettendo un suono simile ad un gemito. Spostandole i capelli da un lato, lui cominciò a baciarle il collo, e la schiena ormai nuda. L'altra mano s'insinuava tra le cosce, con la sicurezza di chi la conosceva da sempre.
 
section 6
biodegradabile5
gli posó l'indice sulle labbra, e questo permise alla calma e all'ombra del chiostro di srotolare il loro lato proibito, come fa il tappeto, che attutisce i passi e ne restituisce in negativo le orme, trasmutando il suono in immagine.

lei, un affresco senza respiro, muta nella sua bellezza, chiuse gli occhi e si lasció percorrere dalle sue mani, in quel sole non acora morente; il domani era escluso e tutto sembrava ruotare attorno ad un attimo.
nel cigolio lontano dei portoni erano ​i gemiti, e, a volerlo, si poteva sentire il verde dell'erba ridere piano e crescerne l'odore sulla pelle; buttó indietro i capelli e passó la mano sul volto portando via gli occhiali, scosse la testa leggermente e si preparó, accada quel che deve accadere.
era troppo tardi per tornare indietro; se avessero battuto le ciglia una volta di troppo sarebbe finito tutto. 
si lasciarono portare alla deriva dai loro corpi, e accesero un faló dove bruciarono quello che rimaneva dei cappuccini, dei caffé, degli sguardi, dello sfiorarsi: erano un solo essere fatto di materia in quel momento, e la materia esigeva che il cervello si limitasse a trovare solo le vie per sfogare l'irruenza per troppo tempo trattenuta, di presentare il liquido conto di tanto aspettare.
caddero a terra gli occhiali e nessuno li raccolse; é cosí che impararono che la fine di una storia coincide con un nuovo racconto.

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