venerdì, luglio 17, 2015

napoli di romania

agli orfani di musica, che musica cercano

 
biodegradabile5
non ho una musica da invocare che guarisca le mie parole e le guidi nell'alveo di una melodia.
pochi metri su di Sarajevo, mi sciolgo e scivolo verso sud, attratto dal centro del mondo.
laggiù tutto si accumula e lento fugge alla ricerca del freddo, quando l'aria tropicale blocca il respiro.
dalle foglie dense cresciute sulla sabbia si sentono i rumori industriosi di animali sconosciuti,
impegnati a tirare giù la notte, una coperta che non riesce a nascondere un tavolo troppo grande.

ci incagliammo in un hotel che era stato magnifico, scavato dalla ruggine come una montagna,
piastrelle bianche e nere rubate a chissà quale pianoforte, e davanti il mare imprigionato da Corinto.
un giocattolo animato da tempeste in miniatura, per noi uomini di sponda, solitari nel silenzio,
incantati dal filo di paglia dell'unica strada, e di quello che era stata una città nuova, tempo fa.

soldati ben vestiti, la sera aspettavamo di vederla arrivare, con l'ansia di essere troppo giovani,
c'era chi disse di averla vista, ma mentiva di sicuro, non l'avrebbe barattata col tormento dell'attesa.
lei era le note fuggenti di una fisarmonica, che spariscono quando la fermi per guardarci dentro,
noi, ombre giallo scuro nella piazza tiepida dove il capodanno era auguri silenti e sorrisi.

stellati dai monti a picco i fichi d'India rotolano a farsi il bagno insieme a gente come noi,
nati orfani della musica dentro al cuore, che la cerchiamo negli occhi degli sconosciuti.

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